Il Parlamento ucraino ha approvato ieri il nuovo governo voluto da Volodymyr Zelensky: alla guida dell’esecutivo arriva Serhiy Koretsky, manager della compagnia energetica statale Naftogaz, accolto con il sostegno immediato del cancelliere tedesco Friedrich Merz e con l’invito a proseguire le riforme e il percorso europeo di Kiev. Ma la notizia che sta facendo discutere l’Ucraina è la rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, 35 anni, considerato da molti una delle figure più promettenti della nuova classe dirigente ucraina.
Fedorov il modernizzatore
Fedorov era arrivato al ministero solo sei mesi fa, ma in poco tempo si era costruito l’immagine del modernizzatore: l’uomo dei droni, delle tecnologie militari avanzate, della riforma degli appalti e dell’avvicinamento agli standard Nato. Sui social ha rivendicato l’aumento degli acquisti di droni, i programmi per missili a medio raggio, i sistemi di ricognizione e le innovazioni che hanno cambiato il modo di combattere dell’esercito ucraino.
Proprio per questo la sua uscita di scena ha provocato proteste a Kiev e in altre città del Paese. Centinaia di persone sono scese in piazza contestando una decisione giudicata inspiegabile. Dietro il rimpasto, però, si intravede uno scontro di potere.
Lo stesso Fedorov ha parlato apertamente delle tensioni con il comandante in capo delle forze armate, Oleksandr Syrsky. “Tutte le iniziative che proponevamo venivano sistematicamente bloccate”, ha denunciato, arrivando ad affermare: “Con questo assetto di comando, personalmente non vedo come si possa vincere la guerra”. Parole pesantissime, che mostrano una frattura ai vertici dell’apparato militare ucraino.
Fedorov un potenziale antagonista per Zelensky
Per molti osservatori, Fedorov rappresentava anche qualcosa di più di un ministro tecnico. Giovane, popolare, vicino all’innovazione e con un profilo internazionale forte, poteva diventare nel tempo un concorrente politico interno allo stesso Zelensky. Una “stella nascente” capace di attrarre il consenso di quella parte di società che chiede meno burocrazia e più efficienza nella gestione della guerra.
La sua rimozione, quindi, viene letta da una parte dell’opinione pubblica non solo come una scelta amministrativa, ma come un modo per riequilibrare i rapporti di forza dentro il potere ucraino. Zelensky continua a godere di un ampio sostegno internazionale, ma dopo oltre quattro anni di guerra deve fare i conti con un esercito stanco, con le tensioni tra i vertici militari e con l’emergere di figure che potrebbero acquisire un peso politico autonomo.