Donald Trump fa sul serio. Dopo anni di battute – troppo spesso liquidate come provocazioni -, l’ipotesi di rendere la Groenlandia il 51esimo Stato degli Usa torna prepotentemente al centro dell’agenda geopolitica mondiale, alimentata non da indiscrezioni di stampa ma da dichiarazioni provenienti dall’entourage del tycoon a Washington. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’obiettivo dell’amministrazione statunitense non sarebbe un’invasione militare imminente, bensì l’acquisto dell’isola dalla Danimarca.
A rassicurare il Congresso americano, almeno nei toni, è stato il segretario di Stato Marco Rubio. Durante un briefing riservato ai leader parlamentari, Rubio avrebbe spiegato che le recenti dichiarazioni aggressive non vanno lette come il preludio a un’azione armata, ma come parte di una strategia per arrivare a una soluzione negoziata con il governo di Copenhagen. Lo stesso Rubio, riferiscono le fonti del Wall Street Journal, ha parlato a lungo illustrando le priorità della Casa Bianca, chiarendo che Trump preferirebbe “comprare” la Groenlandia piuttosto che occuparla.
Ma l’ombrello delle opzioni resta ampio. A confermarlo è la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che alla Cnn ha spiegato come il presidente stia valutando “una serie di opzioni” per raggiungere quello che considera un obiettivo cruciale per la sicurezza nazionale americana. Tra queste, ha ammesso senza giri di parole, c’è anche il ricorso alle forze armate, possibilità che rimane sempre sul tavolo per il comandante in capo degli Usa.
Trump vuole la Groenlandia: acquisto, pressioni e lo scontro con l’Europa
Secondo quanto riferito da un alto funzionario all’Nbc, le alternative includono l’acquisto diretto del territorio o un trattato di libera associazione, sul modello degli accordi già in vigore con Micronesia, Isole Marshall e Palau. Intese che garantiscono agli Stati Uniti una presenza militare stabile in cambio di sostegno economico e cooperazione commerciale. Una formula che, applicata alla Groenlandia, escluderebbe di fatto la Danimarca e l’Unione europea.
Ed è proprio qui che la questione smette di essere solo americana. Le pretese di Trump aprono uno scontro senza precedenti con l’Europa, mettendo in discussione sovranità, confini e l’equilibrio dell’alleanza atlantica. La Groenlandia, pur godendo di ampia autonomia, resta territorio danese, e quindi parte integrante del sistema Nato. Un’eventuale azione unilaterale americana porterebbe paradossalmente a un cortocircuito politico e giuridico senza precedenti.
Dietro l’insistenza di Trump c’è l’Artico, sempre più centrale nei nuovi equilibri globali: rotte commerciali, risorse naturali, competizione con Cina e Russia. Per la Casa Bianca, controllare la Groenlandia significa presidiare uno snodo strategico del futuro. Per l’Europa, invece, è la prova più evidente che la vecchia idea di cooperazione transatlantica appartiene ormai al passato.