La guerra infinita di Trump contro l’Iran svuota le casse del Pentagono. E Hegseth implora il Congresso: “Servono subito altri 67 miliardi di dollari”

Trump in tilt: la guerra contro l'Iran svuota le casse del Pentagono. E Hegseth al Congresso chiede altri 67 miliardi di dollari

La guerra infinita di Trump contro l’Iran svuota le casse del Pentagono. E Hegseth implora il Congresso: “Servono subito altri 67 miliardi di dollari”

“In Iran non abbiamo ancora finito. Non hanno ancora visto nulla. Finora siamo stati gentili”. Passano i giorni e Donald Trump, ormai abbandonati i prematuri e trionfalistici proclami di vittoria, sembra sempre più propenso a portare avanti un’escalation per costringere Mojtaba Khamenei a capitolare. Il problema è che la guerra sta durando ben più di quanto preventivato e si è trasformata in un buco nero per le casse del Pentagono. A rivelarlo è stato il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, durante un’audizione congiunta al Congresso insieme al capo di Stato Maggiore, Dan Caine. Secondo il capo del Pentagono, il conto sostenuto finora ammonta a 37,5 miliardi di dollari.

La guerra infinita di Trump contro l’Iran svuota le casse del Pentagono. E Hegseth implora il Congresso: “Servono subito altri 67 miliardi di dollari”

Ma, con il conflitto ancora in corso e una pace che appare sempre più un miraggio, le stime per i prossimi mesi arrivano alla cifra monstre di 100 miliardi di dollari, interamente a carico del Pentagono. Proprio per questo Hegseth ha parlato al Congresso, senza mezzi termini, “dell’urgenza” di approvare un nuovo pacchetto di finanziamenti supplementari da 67 miliardi di dollari. Per comprendere l’entità delle spese, basti pensare che, come spiegato dallo stesso segretario alla Difesa, 1,5 miliardi di dollari serviranno per far fronte alle carenze di carburante, definite “critiche”, per le missioni in corso, mentre altri 2 miliardi saranno destinati alla sostituzione degli equipaggiamenti perduti o danneggiati durante i combattimenti.

“Senza questi fondi corriamo il rischio di compromettere la nostra capacità di pagare le truppe e di ricostituire le scorte di apparecchiature e munizioni”, ha spiegato Hegseth, sottolineando come le nuove risorse rappresentino anche “un investimento per mettere al sicuro il nostro dominio digitale e nello spazio”. Il segretario alla Difesa ha poi aggiunto che “non concedere al Pentagono i 1.500 miliardi di dollari richiesti rappresenta la maggiore minaccia che il nostro Paese si trova ad affrontare”, riferendosi all’intero stanziamento chiesto dalla Casa Bianca per il bilancio della Difesa del 2027.

Il problema, però, è che il popolo americano appare sempre più stanco del conflitto e anche al Congresso cresce il fronte di quanti chiedono la fine delle ostilità, un gruppo che non comprende soltanto i parlamentari democratici. A complicare ulteriormente la situazione c’è il fattore tempo: giovedì la Camera sospenderà infatti i lavori per un mese in occasione della pausa estiva e, senza una rapida approvazione, la richiesta di nuovi finanziamenti rischia di rimanere bloccata per settimane.

Il tycoon promette raid sempre più potenti e i Pasdaran avvertono: “Così finirà male per tutti”

Nel frattempo la guerra tra Stati Uniti e Iran prosegue, tra gli ormai quotidiani raid americani e le prevedibili contromisure dei Pasdaran. Uno scenario di guerra permanente che, secondo Trump, avrebbe già spinto alcuni funzionari iraniani a chiedergli “disperatamente un incontro. Ma non siamo interessati finché non saranno pronti”. Peccato che dall’inner circle di Khamenei filtri invece stupore e che fonti vicine alla Guida Suprema facciano sapere di non avere alcuna intenzione di riprendere i negoziati finché gli Stati Uniti continueranno i raid.

Quel che è peggio è che il tycoon sembra sempre più orientato a ordinare attacchi ancora più pesanti. “Colpiremo ogni sito nucleare che cercheranno di ricostruire”, ha avvertito Trump, aggiungendo che “presto gli Stati Uniti scaricheranno la loro potenza di fuoco anche contro Pickaxe Mountain”, l’infrastruttura sotterranea dedicata alla ricerca nucleare che gli esperti militari americani considerano praticamente impenetrabile ai bombardamenti convenzionali. Parole che hanno provocato l’immediata reazione dell’esercito di Teheran. Secondo le autorità iraniane, se Washington dovesse colpire gli impianti nucleari del Paese, allora l’Iran provvederà a “estendere il conflitto”, prendendo di mira con “una potente risposta tutti gli interessi statunitensi e dei loro sostenitori” nella regione.

Ma non è tutto. Nelle ultime ore anche gli Houthi, alleati yemeniti di Teheran, si sono detti pronti a chiudere lo Stretto di Bāb el-Mandeb, paralizzando il traffico marittimo nel Mar Rosso. Un’eventualità che sembra non preoccupare Trump, nonostante Washington sia già impegnata, finora senza successo, nel tentativo di garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz. E qualora anche Bāb el-Mandeb dovesse essere chiuso, il presidente americano assicura che gli Stati Uniti “se ne occuperanno”.