Trump rivela la trattativa con Teheran per chiudere la guerra. Ma l’Iran nega: “Non ne sappiamo nulla”

Trump rivela la trattativa con Teheran per chiudere la guerra. Ma l’Iran nega: “Non ne sappiamo nulla”. Netanyahu furioso sceglie il silenzio

Trump rivela la trattativa con Teheran per chiudere la guerra. Ma l’Iran nega: “Non ne sappiamo nulla”

Dopo venticinque giorni di guerra contro l’Iran, Donald Trump sembra aver capito che la sua campagna militare è un mezzo fallimento che deve essere archiviato al più presto. Il problema è che il tycoon non può tirarsi indietro in modo improvviso, certificando in maniera lapalissiana l’errore strategico che inevitabilmente avrebbe pesanti ripercussioni sulle elezioni di midterm che si terranno a breve, e deve trovare un modo per indorare la pillola, rivendicando una qualche forma di successo – vero o presunto – contro il regime degli ayatollah.

Del resto, il leader degli Stati Uniti sta cercando da giorni, e a suon di goffi tentativi, una exit strategy. Soltanto domenica ha lanciato un ultimatum di 48 ore a Mojtaba Khamenei, intimandogli di aprire lo Stretto di Hormuz; altrimenti avrebbe preso di mira le infrastrutture energetiche dell’Iran. Tuttavia, davanti al “no” di Teheran e a poche ore dalla scadenza, si è rimangiato tutto, sostenendo che i colloqui con l’Iran degli ultimi due giorni “sono stati molto buoni e produttivi”.

Proprio per questo, nell’ennesima giravolta della sua carriera, ha dichiarato di aver deciso uno stop agli attacchi sulle centrali energetiche degli ayatollah per i prossimi cinque giorni. Colloqui che, ha assicurato, “continueranno per tutta questa settimana”, nella speranza di “arrivare a un accordo che metta fine al conflitto”.

Tra Trump e Netanyahu scoppia il grande gelo

Peccato che dall’Iran si siano detti “stupiti” dalle dichiarazioni del leader americano. Secondo quanto filtra dalla Repubblica Islamica, in realtà “nessun negoziato è stato avviato e non ce n’è alcuno in corso”.

A riferirlo è l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, che riporta le dichiarazioni di funzionari del governo, secondo cui la realtà, nuda e cruda, è che il presidente statunitense avrebbe rinunciato agli attacchi perché preoccupato da un’eventuale reazione iraniana, che finirebbe per infiammare ulteriormente i mercati internazionali.

Parole a cui ha controreplicato lo stesso Trump, dicendosi “sorpreso” da quanto riportato dall’agenzia iraniana e insistendo sul fatto che i contatti esistono e sono concreti. Difficile dire come stiano davvero le cose, perché il tycoon da tempo dice tutto e il contrario di tutto, ma la sensazione è che qualcosa, sotto traccia, si stia iniziando a muovere.

A lasciarlo intuire è proprio il silenzio di Benjamin Netanyahu, che, visibilmente infastidito, non ha voluto commentare le parole del presidente statunitense. Questo perché, come noto, Bibi vorrebbe continuare la guerra fino alla completa distruzione del regime degli ayatollah.

Un gelo tra Washington e Tel Aviv che, secondo quanto riporta il Times of Israel, starebbe costringendo l’esercito israeliano (IDF) ad adeguarsi alla decisione di sospendere i raid contro le infrastrutture energetiche di Teheran.

La guerra in Iran e in Libano prosegue

Insomma, la sensazione è che effettivamente ci sia una trattativa e non si può escludere che possa portare, forse già in settimana, a sorprese. Del resto, l’Iran, che Trump da giorni dice di aver reso inoffensivo, sta rispondendo colpo su colpo ai raid di Israele e degli Stati Uniti.

Anzi, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, di tanto in tanto, tira fuori dal cilindro nuovi sistemi d’arma – tra cui un supermissile con gittata di circa 4mila chilometri – che fanno presagire che, qualora la guerra continui a lungo, il conflitto potrebbe allargarsi a territori finora considerati a distanza di sicurezza.

Nell’attesa di capire se si potrà davvero giungere a una tregua, a parlare sono ancora le bombe, che continuano a piovere su tutto il Medio Oriente. Quella di ieri, infatti, è stata un’altra giornata pesante: l’IDF ha lanciato un’ondata di attacchi aerei “su vasta scala” a Teheran, prendendo di mira le infrastrutture del “regime del terrore” iraniano.

Attacchi a cui hanno risposto i pasdaran, colpendo – come accade da giorni – le basi statunitensi in Medio Oriente e diversi obiettivi nei Paesi arabi.

Ma in queste ore a preoccupare è soprattutto il fronte libanese, dove continuano gli scambi di colpi tra Hezbollah e l’IDF. L’esercito israeliano ieri ha lanciato anche una serie di raid per distruggere numerosi ponti che, secondo le autorità israeliane, sono utilizzati dai miliziani filo-iraniani. Bombardamenti che sono stati duramente condannati dal governo libanese perché, a loro avviso, rappresentano il preludio a una massiccia offensiva di terra che potrebbe iniziare da un momento all’altro.