Quando appare in pubblico, con fare sicuro, Donald Trump non fa che ripetere che “l’Iran è stato completamente sconfitto” e che gli Stati Uniti non sono mai stati così forti e influenti. Ma quando si trova al cospetto del suo stretto entourage, simili affermazioni appaiono più sfumate e, anzi, il tycoon avanza più di qualche dubbio sui risultati ottenuti.
A riferirlo è il Wall Street Journal, secondo cui negli ultimi giorni il presidente degli Stati Uniti avrebbe più volte valutato l’ipotesi di tornare a una guerra su vasta scala contro l’Iran della Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense, il tycoon avrebbe recentemente avuto numerosi incontri con il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, e con il capo di Stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, per ragionare sulla possibilità di effettuare ulteriori attacchi contro Teheran e piegare così definitivamente la Repubblica Islamica.
Trump non sa cosa fare con l’Iran
Tuttavia, secondo quanto dichiarato al quotidiano da alcuni funzionari statunitensi a conoscenza dei colloqui, alla fine il presidente avrebbe deciso di dare un’ultima possibilità ai negoziati diplomatici con gli ayatollah. Parlando con il suo entourage più stretto, infatti, Trump si sarebbe convinto che non sarebbe un problema se i negoziati con Teheran dovessero protrarsi oltre la scadenza del 18 agosto, termine dei sessanta giorni previsti dal memorandum, e sarebbe già allo studio una proposta per estendere ulteriormente tale scadenza.
Nell’articolo, il Wall Street Journal rivela anche che le conversazioni tra il presidente americano e i suoi fedelissimi avrebbero fatto emergere una spaccatura tra i cosiddetti “falchi”, convinti che la ripresa delle ostilità rappresenterebbe “il completamento dell’opera”, e le cosiddette “colombe”, secondo cui riprendere i raid comprometterebbe definitivamente i negoziati di pace. Un confronto serrato, al termine del quale Trump, pur non avendo ancora preso una decisione definitiva e dicendosi pronto a cambiare idea, avrebbe scelto di proseguire sulla strada diplomatica.,
Negoziati di pace a rischio
Qualcuno potrebbe tirare un sospiro di sollievo pensando che sia stato scongiurato il rischio di un conflitto, ma le cose non sono così semplici. Le trattative di pace tra la delegazione di Washington e quella di Teheran sono infatti già difficili, e vengono ulteriormente messe a rischio dalle operazioni di Israele, che intende mantenere libertà d’azione in tutto il Medio Oriente e di giorno in giorno getta benzina sul fuoco.
Sebbene la pace tra Usa e Iran sia vincolata alla fine delle ostilità in Libano e a Gaza, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sembra non curarsene affatto. Il leader di Tel Aviv, evidentemente interessato a far naufragare le prospettive di pace, anche ieri ha ribadito che “non accetteremo una situazione in cui un esercito terroristico possa costruire tunnel in grado di penetrare i nostri confini. Rimarremo nella zona cuscinetto nel Libano meridionale finché sarà necessario”, allo scopo di “debellare Hezbollah”, così come “resteremo anche all’interno della zona cuscinetto di Gaza per annientare Hamas”. Un’occupazione dei due Paesi che, secondo il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, durerà “a tempo indeterminato […] al fine di proteggere i nostri cittadini e le nostre comunità dagli elementi jihadisti”.
Le minacce di Israele all’Iran
Va fatto notare a Netanyahu e Katz che questo atteggiamento, oltre a provocare l’Iran, appare anche una palese violazione del cessate il fuoco che loro stessi hanno siglato con il governo libanese. Ma non è tutto: il ministro ha poi gelato il sangue a tutti affermando che “gli eventi del 7 ottobre hanno illustrato una chiara verità per tutti noi: non dobbiamo aspettare che la minaccia bussi alla nostra porta. Abbiamo colpito due volte con attacchi preventivi in Iran e, se necessario, colpiremo anche una terza volta”.
Insomma, non si esclude il ritorno alla guerra con gli ayatollah. Parole che hanno immediatamente fatto scattare la risposta del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, il quale ha avvertito che “qualsiasi minaccia contro il nostro popolo e la nostra leadership riceverà una risposta immediata e decisa. Il presidente degli Stati Uniti ha impegnato gli Stati Uniti a mettere a tacere i suoi animali domestici a Tel Aviv. Se ignorano il loro padrone, l’Iran darà loro una lezione”.