“In un modo o nell’altro impediremo all’Iran di produrre armi atomiche”. È bastata questa singola frase del segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, all’indomani dei colloqui indiretti sul nucleare tra le delegazioni di Washington e di Teheran, per far suonare un campanello d’allarme in tutto il Medio Oriente, dove si fanno sempre più insistenti le voci su un imminente conflitto tra Usa e Israele contro l’Iran.
Insomma, sembra già iniziato il conto alla rovescia che, salvo colpi di scena, porterà ai raid contro il programma nucleare della Repubblica Islamica.
Trump inizia i preparativi per il probabile attacco all’Iran
Del resto, a confermarlo è Axios, che cita fonti militari statunitensi, affermando che “l’amministrazione di Donald Trump è più vicina a una guerra su larga scala in Medio Oriente di quanto la maggior parte degli americani creda”. Un conflitto che, si legge, “potrebbe iniziare molto presto”, come si evince dal continuo rafforzamento di uomini e mezzi americani nell’area. I funzionari americani, infatti, hanno raccontato al sito americano che “solo nelle ultime 24 ore altri 50 aerei da combattimento, F-35, F-22 e F-16, si sono diretti nella regione” e altri dovrebbero arrivare a breve: un enorme dispiegamento di forze che non lascia spazio a interpretazioni.
Qualcosa che viene tenuto in debita considerazione dal governo di Benjamin Netanyahu che, sempre secondo Axios — che riporta anche le dichiarazioni di funzionari di Tel Aviv — “si sta preparando a uno scenario di guerra che potrebbe prendere il via entro pochi giorni”. Se le cose stanno così, allora l’inizio dei raid è solo questione di giorni o, al massimo, di settimane. Ma non è tutto. Nel lungo articolo, Axios smonta anche le frasi di circostanza venute fuori dopo il vertice di Ginevra di martedì, quando le parti manifestavano l’intenzione di dare “altro tempo alla diplomazia”.
Peccato che le cose non starebbero esattamente così. Certo, l’idea è ancora quella di provare a raggiungere un accordo, ma lo stallo nelle trattative starebbe facendo perdere le staffe al presidente Usa. A riprova di ciò, il portale americano riporta anche il parere di un funzionario statunitense che ha chiesto l’anonimato e ha azzardato una previsione su cosa accadrà, sostenendo che ci sarebbe “il 90% di possibilità di azione concreta” al massimo entro 12 giorni.
TEHERAN SI PREPARA
La cosa peggiore è che, in caso di attacco, lo scenario che si sta configurando non è quello di un’operazione limitata con raid mirati, ma di una “guerra su larga scala e della durata di settimane, ben più ampia rispetto all’operazione mirata condotta il mese scorso in Venezuela”. Si tratterebbe verosimilmente, prosegue Axios, di un’azione congiunta Usa-Israele, con obiettivi estesi al programma nucleare e missilistico iraniano e con potenziali implicazioni esistenziali per il regime di Teheran della Guida Suprema, Ali Khamenei.
Lo sanno bene a Teheran, dove sono sempre più evidenti i preparativi in vista dell’ormai più che probabile conflitto. Il comandante del quartier generale congiunto di difesa aerea dell’Iran di Khatam al-Anbiya, Alireza Elhami, secondo l’emittente pubblica Irib, proprio in queste ore ha visitato i principali siti operativi e le basi difensive del gruppo Babolsar Shahid Zarafati, nel nord del Paese, allo scopo di valutare la prontezza al combattimento e le capacità difensive presenti sul terreno.
Ma, ancor più indicativo di come la situazione stia rapidamente peggiorando, sono le dichiarazioni del governo di Teheran che, in un comunicato stampa, ha ribadito la volontà di andare avanti con le trattative per lo stop al programma nucleare militare, sottolineando che quello civile andrà avanti senza se e senza ma, salvo aggiungere di aver messo in stato di “massima allerta” le proprie truppe.
In Iran già si parla di quali tipi di rappresaglie effettuare in caso di attacco, con i generali iraniani che spingono per bloccare lo stretto di Hormuz e causare uno shock al commercio globale, e Khamenei che, al contrario, caldeggia la linea dura: attacchi diretti sulla flotta americana schierata nell’area, da accompagnare con attacchi contro Israele. Tutte opzioni, riportate da media statunitensi e iraniani, che dimostrano come l’aria nel Golfo Persico sia sempre più tesa e come difficilmente si potrà evitare un conflitto che si preannuncia devastante.