È triste, ma la Russia non muove un dito per l’Iran perché dalla guerra ricava solo vantaggi: il prezzo del greggio è schizzato e Trump ha rimosso le sanzioni sul petrolio russo.
Oscar Salerno
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Gentile lettore, il vantaggio russo è contingente e sottoposto alla mutevolezza di Trump, che domani potrebbe reintrodurre le sanzioni sul petrolio o inasprirle. Invece le alleanze russe, Cina, Iran, Cuba, sono strategiche e non credo che Putin voglia sacrificarle. Qui sta uno dei nodi principali di quanto accade nel mondo. Tutto parte dall’Ucraina. È chiaro da tempo che Trump finge di negoziare la pace, ma in realtà fa di tutto per protrarre sine die il negoziato. Avrebbe tutti gli strumenti per costringere l’Ucraina a firmare un accordo, ma non li usa. Dilaziona. Nel frattempo brucia i ponti intorno a Russia e Cina, demolendo i loro alleati a uno a uno: il Venezuela è perso, l’Iran è sotto attacco e Cuba, ormai alla fame, sarà il prossimo obiettivo. Tutto questo, a mio parere, deriva dalla frustrazione di Trump di non essere riuscito a separare Mosca da Pechino, come si era ripromesso: “La cosa principale che non vogliamo è che Russia e Cina restino unite. Dovrò disunirle, e credo di sapere come fare” disse in un’intervista a Tucker Carlson nell’ottobre 2024. Trump ci ha provato, offrendo a Mosca una pace vantaggiosa in Ucraina, ma Putin ha subito chiarito che non intende mollare l’alleanza con Xi. A quel punto Trump ha cominciato a usare il negoziato come pretesto di dilazione temporale, cercando nel frattempo di fare il vuoto attorno alla Russia. La domanda è: fino a quando la Russia resterà impassibile?
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