Trump, tasse, lavoro, salari… Tra annunci e mistificazioni: è Meloni show

Ambigua in politica estera e mistificatrice sull'economia reale: è Meloni show nella tradizionale conferenza stampa di inizio anno

Trump, tasse, lavoro, salari… Tra annunci e mistificazioni: è Meloni show

Ambigua come sempre sulla politica estera e accondiscendente sulle manovre di Donald Trump, dal Venezuela alla Groenlandia, la premier Giorgia Meloni ieri, nella conferenza stampa show di fine, o meglio inizio, anno durata circa tre ore per rispondere a 41 cronisti, ha snocciolato dati e numeri di un Paese che non coincidono con la realtà, dall’aumento record della pressione fiscale a un’occupazione che ha effetti nulli sulla crescita perché si basa su salari da fame.

Ambigua in politica estera e mistificatrice sull’economia reale: è Meloni show

Partiamo dal fronte internazionale. Nega di essere subalterna a Washington. Con “Trump su tante cose non sono d’accordo, io penso ad esempio che il diritto internazionale vada difeso e quando saltano le regole siamo tutti molto più esposti. All’Italia cosa si sta chiedendo? Di prendere le distanze dagli Usa? Questa è geopolitica e quando in geopolitica si prendono posizioni poi si è conseguenti”, ha spiegato. Per Meloni “bisogna rafforzare l’appartenenza atlantica. Quale sarebbe l’alternativa? Prendere le distanze cosa significa: assaltare i McDonald’s, uscire dalla Nato, chiudere le basi americane? Con Trump sono stata d’accordo sul Venezuela ma non sulla Groenlandia”.

Sulla Groenlandia un mare di ambiguità

Ma anche sulla Groenlandia in realtà è stata ambigua. Meloni ha detto di non credere a un’azione militare americana. Secondo la premier, l’attenzione di Washington sarebbe piuttosto rivolta alla rilevanza strategica dell’Artico: “Io ritengo che gli Usa con metodi diciamo molto assertivi stia soprattutto ponendo l’attenzione sulla importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area artica per i suoi interessi per la sua sicurezza”. In questo quadro, ha aggiunto, “l’Europa deve continuare a lavorare in ambito Nato per una maggiore presenza della Nato nell’area artica”, annunciando che entro fine mese il ministero degli Affari esteri presenterà una strategia italiana sull’Artico, con l’obiettivo di “preservare l’area artica come zona di pace e di cooperazione” e “contribuire alla sicurezza della regione”.

E qui l’ambiguità: “Io mi occuperei più di prevenire e il modo migliore per prevenire problemi che potrebbero portarci molto in là è garantire che ci sia una presenza seria e significativa dell’Alleanza Atlantica, degli alleati nell’Artico e che coinvolgono anche la Groenlandia. E che si possa quindi insieme rispondere a una preoccupazione che capisco da parte degli Stati Uniti, che è quella di non avere un’eccessiva ingerenza di altri attori che potrebbero anche essere ostili”, ha spiegato la premier.

Sull’Ucraina ammette di aver sbagliato

Dossier Ucraina. Dopo anni, la premier ammette che non si può non parlare con Mosca. “Io credo sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia. Perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo, temo che alla fine il contributo positivo che può portare sia limitato”.

Mistificazioni sull’economia reale

Largo spazio all’economia, con una vera e propria mistificazione dei dati. Sebbene l’Istat abbia registrato sui salari un -9% rispetto al 2021 e la Cgil abbia stimato che 6 milioni di lavoratori prendono meno di 1.000 euro al mese, la presidente del Consiglio parla di recupero del potere d’acquisto. L’aumento dell’occupazione, di cui Meloni si vanta, riguarda quasi esclusivamente lavoratori over 50 e settori caratterizzati da scarsa produttività e bassi livelli salariali.

E il governo nasconde il dato più allarmante: 12,4 milioni di inattivi tra i 15 e i 64 anni, pari al 33,5% della popolazione in età lavorativa. Persone che hanno smesso di cercare lavoro. “Le tasse non sono aumentate, ma vorremmo fare di più”, ha detto poi la premier. “Talmente non aumentate che la pressione fiscale è al record storico del 42,8%. Un miracolo statistico: incassi mai così alti, ma le tasse non esistono”, dichiara il capogruppo M5S al Senato, Stefano Patuanelli.

E via con l’elenco: accise sul gasolio; tassa sui pacchi e-commerce extra-UE; assicurazioni auto, aliquota al 12,5% su infortuni del conducente e assistenza stradale; TFR come leva di finanza pubblica, ovvero silenzio-assenso e versamento Inps trasformano il salario differito in copertura contabile; incentivi solo per chi già guadagna: via i crediti d’imposta, avanti il vetusto ammortamento che penalizza le pmi.

Annunci e minacce

La premier non ha rinunciato agli annunci. “Il nostro obiettivo – ha detto – è mettere in campo un progetto che possa mettere a disposizione 100 mila nuove case a prezzi calmierati nei prossimi 10 anni al netto delle case popolari di cui si occuperà il piano casa”. E alle minacce. Sulla riforma della legge elettorale “ci sono interlocuzioni con le opposizioni anche se non necessariamente al mio livello. Se ne sta occupando il Parlamento” e “spero in un’interlocuzione positiva e che non ci siano chiusure pregiudiziali” ma “se c’è chiusura, deciderà il Parlamento a maggioranza”.