Trump apre al dialogo con Teheran. Ma le portaerei sono arrivate in Medio Oriente pronte a colpire

Trump apre al dialogo con Teheran. Ma le portaerei sono arrivate in Medio Oriente pronte a colpire l'Iran di Khamenei.

Trump apre al dialogo con Teheran. Ma le portaerei sono arrivate in Medio Oriente pronte a colpire

Da un lato, le portaerei americane, con il loro seguito, arrivate nell’area mediorientale e pronte a colpire l’Iran; dall’altro, le indiscrezioni dei media americani secondo cui Donald Trump non avrebbe ancora deciso se e quando lanciare i raid. Come accade da settimane, complici le gigantesche rivolte contro le autorità di Teheran e la conseguente brutale repressione del regime di Ali Khamenei, la tensione nell’area resta alta e non accenna a diminuire. Al momento, infatti, regna la più totale incertezza e non è chiaro se si tratti di una strategia dell’inquilino della Casa Bianca per fare pressione sul governo di Teheran oppure se esistano ancora margini per evitare un intervento militare che potrebbe scatenare nuovamente la guerra in tutto il Medio Oriente.

Pressing asfissiante di Trump sull’Iran

Il presidente degli Stati Uniti, sorprendendo tutti come di suo solito, ieri ad Axios ha detto che la situazione con l’Iran è “in evoluzione” perché “ho inviato una grande armata, ancora maggiore di quella usata in Venezuela” nella regione, che avrebbe convinto Teheran a “cercare un accordo”. Il riferimento è alla Uss Abraham Lincoln, con la sua scorta, ormai arrivata in Medio Oriente e “pronta a colpire”. Prima di farlo, però, il presidente americano – anche se non si può escludere che stia bluffando – vorrebbe dare un’ultima chance alla diplomazia perché, insiste, “vogliono fare un accordo. Lo so. Hanno chiamato in numerose occasioni, vogliono parlare”.

Secondo quanto riferisce Axios, Trump, in questi giorni, dovrebbe tenere ulteriori consultazioni con il suo team per la sicurezza nazionale per valutare le eventuali opzioni militari. Tra queste, secondo quanto riferito a Middle East Eye da un funzionario del Golfo a conoscenza delle discussioni all’interno dell’amministrazione americana, ci sarebbe anche l’opzione di effettuare attacchi mirati contro funzionari e comandanti iraniani di “alto livello”, ritenuti responsabili della morte dei manifestanti. Insomma, tutto lascia pensare che Trump, in realtà, abbia già deciso di colpire l’Iran, ma debba soltanto stabilire come e quando.

Verso la resa dei conti

Del resto, il tycoon, da sempre nemico giurato di Khamenei, vuole chiudere la partita una volta per tutte e, secondo l’ultimo report del Pentagono, questa sarebbe l’occasione giusta. A raccontare i contenuti dell’analisi degli strateghi di Washington è il New York Times, con un articolo in cui spiega che l’intelligence Usa ha riferito a Trump che la presa del potere da parte del regime degli ayatollah e la leadership di Teheran sono al livello più basso dalla caduta dello Scià, rovesciato dalla rivoluzione del 1979.

Il rapporto evidenzia inoltre che le proteste diffuse in Iran, in particolare in aree tradizionalmente considerate roccaforti del regime, hanno “scosso elementi del governo iraniano”, contribuendo a una fase di crescente instabilità interna che “può essere sfruttata” per un regime change. Che la minaccia sia concreta lo hanno capito anche in Iran, visto che un alto funzionario dello Stato maggiore di Teheran ha detto ad Al Jazeera che “le portaerei statunitensi in Medio Oriente non costituiscono un deterrente, ma diventeranno obiettivi” in caso di attacco.

Lo stesso ha poi aggiunto che “pensare a operazioni lampo contro l’Iran è una scelta sbagliata, date le capacità offensive e difensive dell’Iran”, spiegando che “qualsiasi scenario basato sull’elemento sorpresa sfuggirà di mano fin dall’inizio”. Minacce che, però, difficilmente potranno influenzare le mosse di Trump che, come noto, quando decide qualcosa, poi la fa. A rafforzare l’idea che l’attacco sia imminente – secondo alcuni analisti potrebbe scattare da un momento all’altro – è anche il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, che ha avvertito l’Iran che “ogni tentativo di danneggiare Israele incontrerà una risposta determinata”. “Se ci attaccherete – conclude – sarà un errore molto grave, un errore di troppo che pagherete a carissimo prezzo”.