Alla vigilia del voto di metà mandato negli Stati Uniti, Steve Bannon, l’ex stratega politico di Donald Trump, aveva pronosticato una resa dei conti all’interno del Partito repubblicano in caso di sconfitta. Parole che oggi, con la debacle ormai certificata dalla perdita del controllo di entrambe le Camere del Congresso da parte del Grand Old Party, si sono rivelate profetiche e, forse, perfino prudenti.
Già, perché quanto sta accadendo a Washington è qualcosa che difficilmente si poteva ipotizzare, con il vicepresidente J.D. Vance che, su X, ha scaricato le responsabilità della debacle elettorale sulle spalle di Donald Trump e dei suoi principali consiglieri. Secondo il numero due dell’amministrazione a stelle e strisce, a causare il tracollo repubblicano sono state “la guerra in Iran e la mancanza di attenzione sul carovita”.
“Se volete sostenere che ne sia valsa la pena, che perdere il Senato per i prossimi 6 anni sia stato un prezzo che valeva la pena pagare, allora fatelo pure”, ha aggiunto Vance, di fatto rifilando un ceffone a Trump. Parole che hanno colpito nel profondo il presidente americano che, interpellato dai giornalisti, ha riconosciuto che Vance potrebbe avere ragione sulle conseguenze elettorali del conflitto contro Teheran, ma ha comunque ribadito che “rifarei tutto”, perché la guerra contro il regime degli ayatollah non si poteva più rimandare.
Vance scarica la sconfitta su Trump e pensa corteggia gli scontenti del presidente
Basterebbe questo botta e risposta per capire quanto nel Grand Old Party l’aria sia tesa, ma c’è dell’altro. Lo stesso Vance, che sogna di potersi candidare alle prossime presidenziali, starebbe portando avanti una manovra politica audace per stringere un’alleanza con i repubblicani scontenti di Trump. A lanciare questa indiscrezione è Fox News, secondo cui il vicepresidente punta a creare una “nuova destra” che superi il movimento Maga, pur senza rinnegare parte del programma originario.
Questo, secondo l’emittente statunitense, verterebbe sul rimanere fuori dai conflitti esteri, sul rendere gli Usa un luogo accessibile per gli americani che desiderano crescere una famiglia e sulla chiusura delle frontiere. Le tensioni interne all’amministrazione Trump stanno avendo ripercussioni anche sul Pentagono, dove, secondo il Washington Post, ormai è “tutti contro tutti”. Oltre al discusso segretario alla Guerra, Pete Hegseth, molti esponenti dell’entourage del tycoon vogliono la rimozione immediata del generale Dan Caine, capo dello Stato maggiore congiunto, e dell’ammiraglio Brad Cooper, comandante dello US Central Command.
Si tratta di due figure di spicco che, come noto, hanno partecipato alla gestione del conflitto mediorientale. Se per i due alti papaveri la situazione è ancora da definire, per Hegseth le cose stanno già precipitando. Diversi repubblicani, come riporta la CNN, avrebbero già manifestato la disponibilità a sostenere, alla Camera, una proposta di impeachment contro il capo del Pentagono, Hegseth, che, come noto, è un fedelissimo di Trump. Una votazione che potrebbe essere calendarizzata già per la prossima settimana.
Il deputato repubblicano del Kentucky Thomas Massie ha dichiarato all’emittente statunitense di voler promuovere il voto sull’impeachment alla ripresa dei lavori del Congresso. Una mozione che, spiega Massie, può essere accantonata soltanto se Hegseth, reo di aver mal consigliato il presidente americano spingendolo ad attaccare l’Iran, si dimetterà.
Le midterm americane mettono nei guai Netanyahu
Nel frattempo, la pesante sconfitta dei repubblicani sta avendo ripercussioni anche sulla politica israeliana. Qui, dopo il voto del 27 ottobre scorso, che non ha permesso a nessuno dei due schieramenti di ottenere la maggioranza necessaria per formare un governo, sono in corso le consultazioni per capire chi sarà il prossimo primo ministro. Una partita complicata che Benjamin Netanyahu sperava di poter vincere proprio grazie all’eventuale trionfo repubblicano alle midterm.
Peccato che questo piano si sia arenato con la debacle di Trump, che ora rischia di compromettere le speranze di Bibi di restare al vertice di Israele. Ma quel che è peggio è che il blocco di opposizione guidato dal centrista Gadi Eisenkot, determinato a mandare a casa Netanyahu, potrebbe trovare un alleato nel partito arabo Ra’am, che ha conquistato 8 seggi e ha già indicato Eisenkot come il candidato più adatto a guidare il prossimo governo, mettendo fine, una volta per tutte, alla carriera politica di Bibi.