Bufera sul referendum in Turchia. L’Osce boccia il voto: “Le schede senza timbro non andavano conteggiate”

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Che non tutto sia andato per il verso giusto per il voto sul referendum costituzionale in Turchia sembra ormai una certezza. E dopo le polemiche delle opposizioni arrivate quando il voto era ancora in corso, sono arrivate anche le rilevazioni degli osservatori internazionali dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) che hanno rivelato “un voto referendario non all’altezza degli standard internazionali”. Gli osservatori hanno tenuto oggi una conferenza stampa ad Ankara nel corso della quale hanno evidenziato tutte le falle che si sarebbero registrate nella giornata di ieri che ha visto vincere la riforma voluta da Erdogan che trasforma la Turchia in una Repubblica presidenziale. L’Osce ha rilevato anche disparità di accesso per i cittadini alle informazioni riguardanti il referendum costituzionale, avendo il partito del presidente monopolizzato la gran parte dei canali informativi.

IL VOTO E LA GIORNATA DI IERI

L’Osce ha sottolineato che l’ammissione delle schede elettorali non timbrate ha “minato le garanzie contro le frodi”. La mancanza del timbro non era stata ritenuta determinante da parte della Commissione elettorale turca. Fatto sta che di sicuro quei timbri non erano presenti sulle schede come riconosciuto dalla Commissione stessa. Si tratterebbe di schede utilizzate nel 37% dei seggi. Secondo gli ispettori Osce quelle schede non dovevano essere conteggiate. Il principale partito dell’opposizione al presidente, il kemalista Chp, ha chiesto alla Commissione elettorale di cancellare l’esito del referendum a causa degli elevati sospetti che ne minano la regolarità. Secondo il deputato del Chp Utku Cakirozer vi sono state procedure irregolari per quanto riguarda 1,5 milioni di schede senza timbro, ma sarebbero ancor di più i voti contestati: 2,5 milioni tenendo conto di tutte le altre presunte irregolarità. sul voto di ieri. Durante la campagna si sono registrate “violazioni che contravvengono agli standard Osce, a quelli europei e agli obblighi internazionali sulla libertà e l’equità del voto”.