Ucraina: colpire l’ANPI per educarne cento.

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La strategia è fin troppo prevedibile: dividere il mondo in buoni e cattivi, bianchi o neri e poi apparecchiare il discredito e la delegittimazione di chiunque non la pensi come loro. Roba vecchia, vecchissima, perfino noiosamente scontata se non fosse che i cantori del PUB (il Partito Unico Bellicista) sono rumorosissimi, nonostante i loro partiti prendano voti da prefisso telefonico e i loro giornali respirino appesi al finanziamento pubblico. 

Se la prendono con l’ANPI per attaccare chi chiede la pace

La vittima sacrificale in tempi di guerra è stata, fin dall’inizio, l’ANPI, quell’associazione così scomoda che a qualcuno tempo fa ha rovinato il referendum della carriera e che a qualcun altro ricorda tutti i giorni che no, che il fascismo (anche quello travestito da moderato) non è passato e non è mediabile. Con l’invasione dell’Ucraina l’ANPI è finita subito nel mirino: quando all’inizio del conflitto il presidente Pagliarulo si è permesso di dire di essere contro la guerra, qualsiasi guerra, i cantori del PUB l’hanno accusato di essere “equidistante”, hanno cianciato di nuova Resistenza (questi che la Resistenza non l’hanno nemmeno studiata) e qualcuno, come il quotidiano Il Tempo, ha avuto il coraggio di titolare a piena pagina “I partigiani dell’ANPI abbracciano Putin: legittime le bombe sull’Ucraina “. Tutto falso, ovviamente. Solo che attaccare l’ANPI era ed è il modo più immediato per attaccare chi si ostina a ripetere che nelle guerre accade sempre così: le decidono i potenti del mondo, ci guadagnano quelli già ricchi e ci mandano a morire i figli dei poveracci e i civili. 

Chi chiede la pace viene trattato come “amico di Putin”

Poi accade l’ANPI scriva un comunicato, dopo l’orrore della strage di Bucha, in cui chiede “una commissione per appurare le responsabilità” e un secondo dopo parte l’isteria. Non è un acceso contraddittorio, badate bene, è una vera e propria isteria che bersaglia chi ha opinioni appena discordanti o addirittura chi si suppone le abbia. Qui siamo tutti d’accordo che i russi (ma, ad esempio,  chi, su ordine di chi?) abbiano compiuto una strage ma se non si scrive che Putin dovrà morire giustiziato con un colpo alla nuca dopo essere stato torturato si diventa subito collaborazionisti. Siamo in mezzo a gente che crede di saperne di guerra dimenticandosi che non si vince con l’odio di Facebook: ci deve essere un’indagine, un processo e una condanna e una determinazione della pena, anche per il peggior criminale colto in flagranza di reato. Mica per niente il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha detto esattamente la stessa cosa affermando che «è essenziale che un’indagine indipendente porti a una responsabilità effettiva» dopo la strage di Bucha. Mica per niente Amnesty international chiede un’indagine «su quelli che appaiono crimini di guerra commessi dalle forze russe contro i civili nella città ucraina di Bucha». Ma l’obiettivo è screditare l’ANPI per screditare tutti coloro che non ci stanno ad usare le vittime per aggiungere odio all’odio e quindi si gioca a mettere nello stesso cassetto gli svalvolati complottisti a chi non crede nella guerra. Si mostrano i morti non per instillare nell’opinione pubblica un desiderio di mediazione, umanità e pace ma per sdoganare il diritto alla vendetta violenta. In tutto questo ci guadagnano quelli che stanno sotto le bombe o quelli che le vedono? La risposta è facile facile.