No fly zone in Ucraina: cosa significa, perché andrebbe contro la Russia e perché la Nato non vuole?

Ucraina, No fly-zone: cos'è
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

No fly zone in Ucraina: cosa significa e cosa cambierebbe in relazione al conflitto armato se venisse istituita? In seguito al secondo incontro di negoziati, la Nato ha severamente bocciato l’ipotesi della creazione di una no fly zone. Cos’è e perché i Paesi Nato sono contrari?

No fly zone in Ucraina: cosa significa

Nelle ultime ore è circolata l’ipotesi di istituire in Ucraina una No fly-zone. Ma cos’è? Durante una guerra può essere imposta una no-fly zone o una zona di esclusione aerea per impedire agli aerei militari di entrare nello spazio aereo designato.

L’istituzione di una no-fly zone è presente nel capitolo 42 della Carta delle Nazioni Unite, in cui si afferma che se i metodi non militari fossero o si fossero rivelati inadeguati nel rispondere a una minaccia, i paesi “possono intraprendere tale azione per via aerea, marittima, o forze di terra che potrebbero essere necessarie per mantenere o ripristinare la pace e la sicurezza internazionale”.

Perché andrebbe contro la Russia

In realtà questa idea andrebbe sicuramente in primi contro la Russia perché vedrebbe attaccare i proprio aerei ma anche alla NATO perché per ora non c’è l’idea di far scoppiare la terza guerra mondiale. Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, ha respinto l’idea di una no-fly zone, dicendo che “non c’era alcuna intenzione di trasferirsi in Ucraina, né a terra né nello spazio aereo”.

Istituirla in Ucraina significa essere disposti a colpire i velivoli russi in caso di violazione: contemplerebbe automaticamente la possibilità di dover prendere di mira aerei militari russi e quindi, sulla carta, d’innescare uno scontro diretto con Mosca. Sarebbe qualcosa di molto simile a una dichiarazione di guerra.

Anche gli Stati Uniti hanno escluso una no fly zone in Ucraina “perché richiederebbe l’uso della forza militare Usa per farla rispettare”. In più, il premier britannico ha aggiunto che “non è agenda di alcun Paese Nato”.