L’Ue tentenna sulle sanzioni alla Russia. Neanche il massacro di Bucha mette d’accordo l’Europa. Intanto Usa e Gran Bretagna chiedono di sospendere Mosca dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu

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Gli orrori di Bucha e la devastazione in tutta l’Ucraina (qui tutti gli articoli sul conflitto) esigono risposte immediate, dichiarano all’unisono i Paesi occidentali invocando sanzioni capaci di far male alla Russia più di quanto fatto finora con le misure già messe in campo.

Sanzioni alla Russia, Usa e Gran Bretagna chiedono di sospendere Mosca dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu

Gli Stati Uniti chiederanno all’Assemblea generale delle Nazioni Unite di sospendere Mosca dal Consiglio per i diritti umani di Ginevra. La Russia è al suo secondo anno di un mandato di tre all’interno del Consiglio, ma con un voto dei due terzi dell’Assemblea dell’Onu può essere espulsa “per gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani”.

A volerla fuori dall’Onu è anche la Gran Bretagna. Ma se l’amministrazione Biden sta verificando l’inasprimento della sanzioni a Mosca, più difficile appare la discussione sulle nuove ritorsioni nei confronti della Russia all’interno dell’Europa. Il tema sarà sul tavolo della nuova riunione dei 27 ambasciatori dei Paesi Ue (Coreper) di domani. La madre di tutte le sanzioni sarebbe quella sul gas che arriva da Mosca ma i Paesi del Nord come Austria e Germania (a cui si aggiunge l’Ungheria) fanno sapere che non sono ancora pronti, diversamente dai baltici e dalla Polonia che sono in pressing.

“Siamo molto dipendenti dal gas russo ma tutte le sanzioni che colpiscono noi più di quanto colpiscano la Russia non sarebbero giuste”, dice il ministro delle Finanze austriaco, Magnus Brunner, arrivando all’Eurogruppo a Lussemburgo. Concetto ribadito a chiare lettere dal ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner. “Vogliamo diventare il prima possibile indipendenti dalle importazioni di energia dalla Russia e la Germania sosterrà ulteriori sanzioni alla Russia, ma al momento non è possibile tagliare le forniture di gas”, spiega Lindner nelle stesse ore in cui la Germania decide l’espulsione di 40 diplomatici russi. Decisione assunta, oggi, anche dal governo italiano (leggi l’articoli). La Francia invece ne espelle 35.

“Dobbiamo fare più pressione su Putin, isolare la Russia e tagliare tutti i rapporti economici” ma per arrivare a un embargo “abbiamo bisogno di tempo, al momento dobbiamo distinguere tra petrolio, carbone e gas”, argomenta il ministro tedesco. Una frase quest’ultima che apre a una possibilità, ovvero all’inserimento nel pacchetto delle sanzioni (il quinto dell’Ue) di carbone e petrolio. A misure su carbone e petrolio fa riferimento, peraltro, il presidente francese, Emmanuel Macron.

E lo stesso vice della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, rispondendo a una domanda sulla possibilità di un embargo sul petrolio russo, dice che “nulla è escluso”. Stessa risposta che rifila il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni. Mentre l’alto rappresentante della Ue per la politica estera Josep Borrell reclama l’urgenza di sanzioni pesanti.

Chi, nonostante la sua dipendenza dal gas di Putin, pare lanciato a sanzioni sul settore dell’energia a tutto campo è l’Italia. Con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio il Belpaese dichiara che non si tirerà indietro. Embargo totale a petrolio, gas e carbone, chiusura di tutti i porti alle navi e ai beni russi, piena disconnessione delle banche russe da Swift e l’invio di più armi a Kiev, è quanto chiedono, invece, alla Commissione Ue, su iniziativa di Guy Verhofstadt, 207 europarlamentari.

E il divieto dei porti europei a navi e prodotti russi non è escluso che rientrerà nel prossimo pacchetto di sanzioni assieme a nuovi stop all’import di prodotti russi e all’export verso Mosca, soprattutto di materiali di costruzione. Mentre sarà ampliata la platea degli oligarchi sanzionati. Spazio forse all’embargo sul petrolio o il carbone ma sicuro non sul gas.