L’ultima salvinata. La Lega prima boccia la von der Leyen e poi reclama un commissario. Conte teme conseguenze

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Il no della Lega ad Ursula Von der Leyen? “Mi auguro non ci siano conseguenze”, auspica il premier Giuseppe Conte, che aveva avuto garanzie sul commissario alla Concorrenza per l’Italia. Segno che la tensione nella maggioranza, dopo il via libera dell’Europarlamento alla nuova presidente della Commissione Ue, resta alta. Le accuse reciproche di mancanza di coerenza tra i due soci dell’esecutivo si rincorrono. Ma se un rovesciamento di posizioni c’è stato è da addebitare al partito di Matteo Salvini.

PRETESE SPUNTATE. Il Carroccio, dopo un’iniziale apertura, ha scelto di negare il sostegno alla presidente designata. Naturale dedurre che dietro la retromarcia ci sia anche un retroscena inconfessabile sulla poltrona di commissario Ue per cui è in corsa la Lega. Decisivi a eleggere la prima donna alla guida della Commissione i 14 voti dei Cinque stelle. Ma anche i 26 sì dei polacchi di Diritto e giustizia del partito di Jaroslaw Kaczynski che si sommano a quelli di Viktor Orban, membro del Ppe.

La verità, dicono i grillini, è che “c’era un accordo”. Ovvero “che anche i cosiddetti ‘sovranisti’ lontani dai partiti tradizionali, la votassero, sapendo che la ‘sua’ maggioranza non esisteva e in questo modo avremmo potuto condizionare ogni decisione futura in Europa. Tanto che gli stessi paesi di Visegrad (tra cui Orban & C., alleati della Lega), hanno votato la von der Leyen. Poi la Lega, all’ultimo secondo, ha deciso di sfilarsi. Forse solo per attaccare pubblicamente il M5S”. Non solo. “Mentre fanno finta di smarcarsi dalla von der Leyen, ora chiedono che venga nominato un leghista come vice della von der Leyen”.

Il premier ha da tempo iniziato una serrata trattativa per assicurare all’Italia un portafoglio economico di peso che sulla carta spetta alla Lega. Ma il negoziato ora appare in salita, come hanno confermato l’eurodeputata M5S Laura Ferrara a La Notizia, e il vicepresidente M5S del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo che accusa: “La Lega ha rotto un patto, se ne assuma le conseguenze”. Come rendere, infatti, compatibile nella compagine dell’esecutivo comunitario la presenza di un commissario espresso da un partito che non ha votato la fiducia al presidente? La Lega nega link tra il suo no a von der Leyen e il posto di commissario. Eppure era stato l’eurodeputato leghista Marco Zanni, capogruppo di Identità e democrazia, a parlarne.

Lo stesso Zanni che ora dice: “Se dobbiamo avere un commissario importante con una Commissione che porta avanti politiche che consideriamo sbagliate per il nostro paese, il gioco non vale la candela”. Sbotta Salvini: “Che siamo al mercato? Mi voti e ti do la poltrona? Non funziona così la democrazia”. Se Bruxelles vorrà il nome di un uomo e una donna allora potrebbe spuntare quello di Giulia Bongiorno. Il timore tra i leghisti è che il commissario venga indicato dal M5S. Che fissa alcuni paletti: “La Lega ha vinto le elezioni e deve esprimere un commissario ma non significa qualunque commissario. Deve fare nomi di qualità”.

M5S e Carroccio escludono tecnici. Si sono fatti i nomi degli ex ministri dell’Economia, Domenico Siniscalco e Giulio Tremonti, dell’attuale ministro Enzo Moavero Milanesi. Già superati. Quel che è certo è che la Lega per ora non fa dietrofront: “Chi parla sempre di trasparenza dovrebbe avere anche un minimo di dignità: noi non ce la sentiamo di tradire l’Italia. La Lega non stringe patti con Renzi, Merkel e Macron per un posto al sole”.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

I politici in fila dalle Lobby

Nel Paese dove il re dei conflitti d’interesse, Silvio Berlusconi, può diventare Presidente della Repubblica, che speranza ha una legge che regoli sul serio i rapporti tra lobby, politica e affari? Se a qualcuno sfuggisse la risposta, è illuminante seguire l’iter parlamentare della norma che

Continua »
TV E MEDIA