Un anno di cura sovranista in Abruzzo. A Pescara l’Asl ha un buco di 11 milioni. La giunta Marsilio taglia i servizi ma la voragine si allarga. E al capoluogo sono arrivati pure 3 milioni in più

di Maria Trozzi
Politica

Dal buco nero al vuoto cosmico per la sanità abruzzese è un attimo con la giunta sovranista del governatore Marco Marsilio. Nelle carte del bilancio e del conto di esercizio 2019 della Asl di Pescara la perdita certificata è mastodontica: 10 milioni 923mila euro. Questo nonostante i trasferimenti in più, circa 3 milioni 337mila, assegnati alla Asl del capoluogo adriatico nel 2019 dal Fondo sanitario nazionale. ”Peggio del precedente governo di centrosinistra”, commentano dall’opposizione. Senza contare che durante l’emergenza Covid19 la Regione ha fatto incetta di anomalie con doppioni di campagne informative, consulenze ambigue e assunzioni in eccesso sulla falsa riga della penuria di medici in corsia. Così il virologo (in aspettativa) Guido Liris si è fatto “volontario”, ma per lavorare come dirigente della Asl dell’Aquila, la stessa che amministra come assessore regionale al bilancio.

A fine anno l’assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì aveva inoltre annunciato tagli per 78 milioni di euro e nei 3 ospedali della Asl3 (Penne, Popoli e Pescara) si cominciano a vedere i risultati. Il segno è negativo per tutte le voci in bilancio che rappresentano lo stato di salute dell’azienda. Ticket e liste d’attesa sono ormai consolidati e così a rimetterci, anche in termini di salute, sono solo i cittadini. Tra le spese in eccesso anche i 200mila euro in più per il “Ricorso ad attività libero professionali per consulenze sanitarie” e gli 8mila per il “Saldo intramoenia”. Aumentano poi le spese per le prestazioni aggiuntive.

“Significa inefficienza del sistema sanitario pubblico con i cittadini costretti a curarsi altrove – commenta il vicepresidente del consiglio regionale Domenico Pettinari – a riprova del fallimento di questo governo, nella gestione della sanità abruzzese, troviamo la voce “Saldo mobilità”, con un taglio di 5 milioni 445mila euro. L’Azienda aumenta di 1 milione 552mila euro il Fondo rischi connessi all’acquisto di prestazioni sanitarie non istituzionali per fronteggiare le problematiche sull’emissione delle fatture – aggiunge perplesso Pettinari – Aumenta di 5 milioni e 21mila euro la voce “Accantonamenti per cause civili e oneri processuali” per fronteggiare il contenzioso anche con i medici di medicina generale. Altro aumento per “Spese legali e arbitraggio” con 236mila euro contro i 100mila del 2018”.

Per settori importanti come la Medicina territoriale la sforbiciata raggiunge i 578mila euro così per la Medicina di base. “Anche le Prestazioni rese nell’assistenza territoriale subiscono una riduzione con 112.819 prestazioni in meno quest’anno – conferma il consigliere M5S – Per non parlare della situazione dei pagamenti dei debiti verso i fornitori, l’incremento nel conto economico è di circa 1 milione 209mila assestandosi a 128 milioni 697mila euro nel 2019. è una sanità che non riesce nemmeno a ridurre i debiti verso i fornitori che continuano a crescere così come i Mutui con un incremento dell’indebitamento nel 2019 di 26 milioni 974 mila 709 euro – conclude amareggiato il pentastellato – Una gestione inefficace e inefficiente”.