Un Carnevale

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di Gaetano Pedullà

Siamo vicini a Carnevale e la politica italiana è già tutta in maschera. Chi è vestito da grande riforma, chi da supporter della nuova legge elettorale, chi da amico del cambiamento. Sotto al vestito, però, come al solito non c’è niente di quello che appare. La prova sta nel fatto che la legge elettorale è già in bilico, tanto da costringere Renzi a fare la voce grossa. Se salta la riforma, ha avvisato il segretario Pd, salta la legislatura e si va a votare. Basterà a spaventare i suoi nemici nel partito? E soprattutto basterà a impedire che la legge arrivi al capolinea tanto rimaneggiata da far rimpiangere il Porcellum? Ieri Enrico Letta ha detto che sarà lui il più felice per l’accordo. Se non vince questa volta l’oscar per il travestimento più bello, non lo vince più.
Intanto la Banca d’Italia ci avvisa che aumenta la diseguaglianza sociale. Pochi ricchi diventano sempre più ricchi e molti poveri diventano sempre più poveri. Partiti, sindacati, poteri economici, morali e culturali si facessero un bell’esame di coscienza. Per innaffiare il loro orto hanno fatto seccare il giardino del Paese. Anche i giornali, quasi tutti in mano a editori impuri, ci hanno riempito la testa di chiacchiere politiche e di piccole cronachette, togliendo così ogni spazio ai grandi nodi di un’Italia in disfacimento: lo strapotere di banche e finanza, gli abusi di ogni tipo sui consumatori, il dilagare di privilegi nelle pubbliche amministrazioni, con politici e soprattutto burocrati che accumulavano cariche e potere. Adesso qualche lettore penserà: ecco i soliti discorsi qualunquisti. Trasformi pure, questo lettore, il pensiero in parole e vada a parlare di qualunquismo a quegli italiani finiti in pochi anni sotto la soglia di povertà. Qui di maschere non ce ne sono. Il fallimento della politica è tutto vero.