La settimana scorsa a Istanbul si è tenuto il vertice Nato con Trump e tutta la cricca. Ma alla fine che ne è uscito? Tutto come prima?
Osvaldo Serra
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Gentile lettore, tutto perfino peggio di prima. In due parole: guerre e ancora guerre, perché sono la rovina dei popoli ma la fortuna delle élite. Ricorderà la retorica pacifista di cui la politica ci ha ingozzati per decenni: be’, è morta. Adesso non si finge neppure di volere la pace. Si segue solo la scia dei soldi e niente produce più soldi delle guerre. Laura Ruggeri, una delle più acute analiste della scena geopolitica (è italiana ma da anni vive a Hong Kong), ne evidenzia la prova provata: il Lussemburgo, uno Staterello di 700 mila abitanti, è la nazione che spinge di più per il riarmo. Paura dei russi? Macché. Scrive Ruggeri che la ministra della Difesa lussemburghese Yuriko Backes “ha lasciato cadere la maschera, dichiarando che [per il riarmo europeo ed ucraino] ‘Con ogni voce di spesa dobbiamo considerare il ritorno economico per il Lussemburgo’”. Il ritorno è gigantesco: il moscerino gestisce il 58% di tutti i fondi cross-border mondiali (sono quelli emessi da uno Stato ma venduti anche in altri i Paesi). Ha letto bene, il 58%. Il Lussemburgo spinge anche il progetto della Defence Security and Resilience Bank (DSRB), una banca che avrà sedi in Lussemburgo e Canada per raccogliere investimenti privati dedicati alla difesa. In questa marea di soldi Trump sguazza come un’ape nel miele: e allora viva la Nato, di nuovo bombe sull’Iran, licenza a Kiev di costruire i missili Patriot… E il Nobel per la pace? Al diavolo il Nobel. Lo diano alla Nato.
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