Un sindacato pure per i militari. Dai 5S diritti ai lavoratori in divisa. Parla Aresta, deputato della Commissione difesa: “Avanti con la modernizzazione delle forze armate”

di Clemente Pistilli
L'intervista

In commissione Difesa alla Camera è stata approvata la proposta di legge che concede sindacati anche ai militari. Un testo messo a punto dalla pentastellata Emanuela Corda, sostenuto in particolare da Giovanni Luca Aresta (nella foto), anche lui del Movimento 5 Stelle, che ora approda in aula e che è molto atteso da chi indossa una divisa.

Onorevole Aresta, cosa l’ha spinta insieme alla collega Corda a lavorare su tale norma?
Guardi, io sono un semplice portavoce dei cittadini, nella vita avvocato, che in Parlamento in questo caso ha dato voce ai nostri militari. I diritti sindacali dei militari erano nel programma con cui ci siamo presentati agli elettori nel 2018 ed è frutto di una lunga battaglia che ha visto in prima linea tutto il Movimento 5 Stelle con la collega Emanuela Corda. Si tratta di una legge d’iniziativa parlamentare a cui il Governo ha dato il proprio sostegno. Ci pare un passo di civiltà importante perché dà piena dignità ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici con le stellette. Per noi questa riforma è da leggersi dentro il quadro più generale di modernizzazione delle nostre Forze Armate. Mantenere in vita la Rappresentanza Militare, legata come era ad una subordinazione gerarchica con i vertici militari, non rendeva credibile la contrattazione tra le parti. Ovviamente tutto è perfettibile ma deduco anche dal consenso che il testo ha avuto da parte delle forze di opposizione che abbiamo fatto un buon lavoro.

Cosa cambia concretamente per i militari?
Che potranno essere meglio tutelati nei loro diritti fondamentali, perché avranno voce nel dibattito pubblico e far valere le proprie ragioni. Si potrà ricorrere al giudice amministrativo, nelle forme del rito abbreviato, per la risoluzione delle controversie relative alla nuova disciplina sul sindacalismo militare e per le condotte antisindacali. Abbiamo previsto l’istituto della conciliazione per ricercare soluzioni in linea con la prontezza operativa che è caratteristica delle nostre Forze armate e Forze di Polizia a ordinamento militare. Il fatto più visibile sarà l’introduzione di una vera contrattazione tra le parti, con una dialettica vera, come avviene già oggi in altri comparti della pubblica amministrazione.

Quali erano stati i freni sinora nel concedere un simile diritto?
Il persistere di un retaggio culturale che concepiva le Forze Armate come un corpo separato o impermeabile ai processi nella società. Ci sono volute due sentenze, una della Cedu, l’altra della nostra Corte Costituzionale, per far cadere questo muro. Almeno in questa legislatura, l’atteggiamento della Difesa è stato diverso, dimostrando grande capacità di accettare anche i cambiamenti.

Non teme che la sindacalizzazione anche del mondo militare possa creare difficoltà di difficile gestione in un mondo come quello delle caserme?
Avere un sindacato significa dare dei diritti fondamentali in linea con il nostro ordinamento costituzionale. Starà ai lavoratori in uniforme non frammentare questo strumento in mille rivoli corporativi.