Una scissione incomprensibile. Renzi cerca solo una vetrina. Parla Furfaro (Pd): “Dividersi è stato un errore. Salvini si combatte con l’unità non con un partitino”

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“Perseguire una società migliore attraverso una scissione di Palazzo mi pare un ossimoro”. Parola di Marco Furfaro, membro della segreteria nazionale Pd, giovane coordinatore dei Forum del Partito democratico, sull’addio di Matteo Renzi.

Come giudica la decisione di Renzi di lasciare il Pd?
“Mi dispiace ma allo stesso tempo la ritengo incomprensibile. Per l’unità di un partito che è arrivato a formare un governo su un programma condiviso e, il giorno dopo che è stato completato l’esecutivo, vive una scissione. Se il tema, come dice lo stesso Renzi, è combattere il cattivismo che ha segnato con Matteo Salvini la società, c’era bisogno non solo di un governo ma anche di forze politiche che coltivassero l’unità nella società. Perseguire, invece, una società migliore attraverso una scissione di Palazzo mi pare un ossimoro. Un leader politico come Renzi per emergere deve provare a conquistarsi tutto il campo. Mi spiace che invece sia caduto nell’errore di costruirsi un piccolo partito per avere all’interno un ruolo di primo piano”.

“Mi fa uscire la mancanza di visione del futuro”, ha detto Renzi puntando il dito contro le correnti presenti del Pd. 
“Il meccanismo correntizio esiste ed è escludente, non all’altezza, da superare. Ma a provarci, a voler cambiare tutto era, ed è Zingaretti. Questa è la sfida. Poi è ingeneroso parlare di mancanza di futuro, di un nuovo corso votato da oltre un milione di persone. Non riconoscerlo mentre si mette davanti a tutto ambiente, scuola e lavoro è ingiusto: questi sono i tre pilastri su cui poggiano le sfide sulla modernità”.

I renziani parlano di un Pd schiacciato a sinistra. 
“Eppure fino a 24 ore fa il Pd aveva un’unità d’intenti al punto che i capigruppo di Camera e Senato hanno determinato un programma di governo nella piena condivisione. Credo che il Pd non possa essere ciò che è stato, non può tornare a essere una ditta con più polvere di quella che c’era prima. Si tratta di aprire un grande processo non tanto per far rientrare chi è uscito ma per accogliere quelli che non ci sono mai stati”.

I renziani possono essere una minaccia per il governo?
“Penso, e mi auguro, di no. Il programma con il quale abbiamo costruito il governo Conte è stato condiviso anche da Renzi. Sarebbe inusuale e anche sgrammaticato, politicamente parlando, se si chiedesse di modificarlo”.

Non tutti i renziani lo seguiranno. Alcuni ritengono che in questo modo l’ex premier possa continuare a controllare i dem. Il rischio c’è?
“Chi rimane nel Pd deve rimanerci perché ci crede, anche se ha delle sfumature rispetto al segretario e al gruppo dirigente, di cui però condivide la stessa visione di fondo. Le furbizie sarebbero un danno non per il Pd ma un’ingiustizia per il paese”.

Per alcuni la nuova formazione di Renzi permetterebbe al Pd di riconquistare voti a sinistra…
“Non condivido l’idea di recuperare voti a sinistra con metodi da alchimia politica. Credo che il consenso vada recuperato con la concretezza dei fatti. Per recuperare a sinistra bisogna fare cose di sinistra, intercettare il disagio crescente di pezzi della società”.

C’è una certa ostilità renziana a considerare l’ipotesi di alleanze con i grillini alle Regionali.
“Lo trovo un paradosso. Se, citando Renzi, ci dobbiamo alleare con il M5S perché Salvini è un pericolo per la democrazia, questo vale tanto a livello nazionale quanto a livello regionale. Trovo strano che non si possa ragionare anche sui territori, e quindi alle Regionali, per costruire un’alleanza di cambiamento”.

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