Ungheria-Russia, il piano segreto in dodici punti svelato da Politico. E il doppio registro di Meloni: con Zelensky per le foto di rito, con Orbán per ideologia

Politico pubblica i documenti riservati: Ungheria e Russia, dodici punti di intesa segreta su energia e cultura. E l'Italia di Meloni?

Ungheria-Russia, il piano segreto in dodici punti svelato da Politico. E il doppio registro di Meloni: con Zelensky per le foto di rito, con Orbán per ideologia

Il 9 dicembre 2025, a Mosca, il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó e il ministro della Salute russo Mikhail Murashko firmano un piano in dodici punti. Energia, istruzione, sport, arte circense. Insegnanti di russo importati dall’est per le scuole di Budapest, scambi universitari, riconoscimento reciproco dei titoli. Il tutto siglato a margine della sedicesima riunione della Commissione intergovernativa russo-ungherese per la cooperazione economica, organismo attivo dal 2005, rimasto inattivo diciassette mesi esatti tra il novembre 2021 e il settembre 2024, e ripreso come se nel frattempo non fosse accaduto niente di rilevante in Europa.

Politico ha ottenuto i documenti, non resi pubblici fino a oggi. L’accordo apre alla presenza di compagnie russe in nuovi progetti di elettricità e idrogeno in Ungheria, prevede cooperazione intensificata su petrolio, gas e combustibile nucleare, sostiene un piano d’azione comune per lo sport 2026-2027. C’è anche una postilla elegante: i rapporti più stretti con Mosca non devono essere “incompatibili con gli obblighi dell’Ungheria derivanti dalla sua appartenenza all’Unione Europea”. Una formula che vale quanto il tappo su un pozzo aperto.

Topo e leone

Nell’ottobre 2025, secondo Bloomberg, Viktor Orbán (Fidesz) avrebbe detto a Vladimir Putin per telefono che avrebbe offerto aiuto «in qualsiasi modo possibile» e che l’Ungheria avrebbe fatto da «topo» al «leone» di Mosca. Il ministro Szijjártó, interpellato da Politico sui documenti, ha risposto che «la cooperazione bilaterale dell’Ungheria è guidata dall’interesse nazionale, non da alcuna pressione per conformarsi ai mainstream liberal di parte». Péter Magyar, leader del partito Tisza, l’opposizione di centro-destra che nei sondaggi raccoglie quasi dieci punti in più di Fidesz, ha parlato di «aperto tradimento». Domenica 12 aprile si vota.

La Commissione intergovernativa aveva sospeso le sue attività esattamente durante il periodo più acuto della guerra, riprendendo nel settembre 2024 con ritmo accelerato. Orbán aveva già bloccato pacchetti di aiuti militari europei all’Ucraina, si era opposto sistematicamente all’inasprimento delle sanzioni contro Mosca e ora aggiunge un piano strutturato in dodici punti. La traiettoria di un paese membro che costruisce dipendenza dalla Russia mentre la Russia bombarda Kiev non ha bisogno di interpretazioni supplementari: è scritta nei documenti.

Meloni, Zelensky e l’amico Viktor

Palazzo Chigi non ha commentato la notizia. Del resto non è tenuto a farlo, perché la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si era già pronunciata nel video elettorale di Orbán: «Tutti insieme stiamo dalla parte di un’Europa che rispetta la sovranità nazionale ed è orgogliosa delle sue radici culturali e religiose». Endorsement diretto. Il vicepremier Matteo Salvini, dal canto suo, ha scelto la sintesi: «Se vuoi la pace, vota Fidesz».

Meloni riceve Zelensky a Roma, cita la Carta delle Nazioni Unite, garantisce sostegno all’integrità territoriale ucraina. Orbán firma accordi con Mosca e dice a Putin di volerlo aiutare in qualsiasi modo. La distanza tra questi due piani, nella pratica diplomatica di Palazzo Chigi, è irrilevante: i due registri coesistono, uno per le conferenze stampa e uno per le amicizie operative. Salvini è la versione domestica di Orbán: meno continentale, altrettanto orientato a est quando si tratta di geopolitica concreta.

Il sistema funziona perché nessuno in casa chiede il conto. Zelensky va bene per le fotografie con la bandiera ucraina. Orbán va bene per l’ideologia. I documenti ottenuti da Politico raccontano cos’è l’Ungheria dentro l’Unione Europea: un avamposto di Mosca con il bollino comunitario. Il 12 aprile qualcuno potrebbe chiederlo agli ungheresi. Da noi si aspetta ancora.