Uno svarione tira l’altro. Il web non perdona la gaffeur Borgonzoni. Chi di tweet ferisce di tweet perisce. Virali gli errori social della leghista

di Lucrezia Conti
Politica

Continua imperterrita ad inanellare una gaffe dietro l’altra, Lucia Borgonzoni. Non passa giorno che la candidata ombra del centrodestra alla presidenza della regione Emilia Romagna – in quota leghista – non incorra in qualche autogoal… qualcuno la salvi. Anche perché la rete non perdona e le sue performance (da dimenticare) sono ormai diventate virali. L’ultima in ordine di tempo: sulla sua pagina Facebook compare un post -sondaggio: “Basta Pd! In Emilia-Romagna il 26 gennaio chi scegli? Con allegate due foto, la sua e quella del suo avversario Stefano Bonaccini, abbracciati ai rispettivi leader di partito Matteo Salvini e Nicola Zingaretti. Indovinate chi ha vinto? A prevalere nettamente è il governatore uscente.

Ovviamente non si tratta di un sondaggio che ha pretese di fondatezza e veridicità su quelle che saranno le scelte dell’elettorato ma l’effetto boomerang è assicurato e, soprattutto, il web non perdona. Anche perché Borgonzoni non è certo nuova a “incidenti” di percorso. Basti ricordare le imperdonabili gaffe geografiche sul territorio che vuole governare: scambiare Bologna (la sua città natale) per Ferrara, affermare che Casterlfranco Emilia sia nella bassa modenese o, ancora, che l’Emilia-Romagna confini con il Trentino. Vi è poi il capitolo #Luciapromettecose, cioè la tendenza della senatrice leghista a promettere, in caso di vittoria, l’introduzione di misure già disponibili per i cittadini emliano romagnoli.

Come dimenticare la frase con la quale, insieme all’immancabile Salvini – che sta battendo palmo per palmo il territorio – ha aperto la campagna elettorale al Paladozza di bologna: “Ospedali aperti anche di notte, come in Veneto”. C’è stata poi la volta in cui ha assicurato che avrebbe azzerato l’addizionale Irpef, sempre ispirandosi al Veneto, regione simbolo del “buongoverno” del Carroccio nelle amministrazioni locali. Peccato che questa venga regolamentata da una legge dello Stato essendo di fatto non modificabile tramite i regolamenti regionali. Ma non finisce qui. Ha anche proposto una legge per le rievocazioni storiche a Cento, già in vigore e l’introduzione dell’assessorato del iTurismo, che già esiste.

Tutti errori amplificati dal fenomeno di viralizzazione dei post. Ne sa qualcosa la Bestia – la macchina della propaganda social salviniana – , che su questo meccanismo ha fatto le fortune del leader della Lega. Chi di retweet e condivisioni ferisce di e retweet condivisioni perisce. E non mancano gli autogoal che avvantaggiano l’avversario: qualche giorno fa Borgonzoni e Salvini si sono lamentati sui loro profili social perché Bonaccini chiedeva contributi volontari per la sua campagna elettorale. Scriveva Lucia: “Sulla sua pagina il mio avversario del Pd sta chiedendo donazioni in denaro per finanziare i suoi giri elettorali…! Se ne vedono di cose strane, sempre più strane”.

Ebbene, l’effetto che hanno scatenato è stato quello di moltiplicare i contributi arrivati al governatore dell’Emilia Romagna. Ma non solo: esistono decide di post in cui il Capitano ha chiesto negli anni ( e negli ultimi mesi) sui social un contributo ai propri simpatizzanti – anche perché la Lega deve restituire a rate i famosi 49 milioni di euro quindi il piatto piange…-. Insomma, gli oltre 20mila euro utilizzati nell’ultimo mese – e ancora mancano 10 giorni – per lanciare una massiccia campagna di contenuti sponsorizzati sulle principali piattaforme social della Borgonzoni non sembrano dare i frutti sperati.