Il governo respinge il piano da 1.700 licenziamenti in Italia di Electrolux. Durante l’incontro al Mimit di ieri, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha definito “irricevibile” e “inaccettabile” il piano proposto dall’azienda, chiedendo ai vertiti della multinazionale degli elettrodomestici di presentare un nuovo documento nel prossimo incontro già convocato per il 15 giugno. Il confronto, durante il quale è andato in scena anche lo scontro tra l’azienda e i sindacati, si è tenuto in contemporanea con lo sciopero negli stabilimenti e un presidio davanti al ministero.
Crisi Electrolux, governo e sindacati contro l’azienda
Urso, riportando la contrarietà del governo, ha lamentato “l’assenza di adeguate prospettive industriali” e le “ricadute occupazionali che comporterebbe” il piano presentato da Electrolux. La richiesta è quindi quella di ritirare il piano, reiterata anche dai sindacati come presupposto di base per discutere della riorganizzazione del lavoro. L’azienda ha aperto a una revisione del piano e qualche modifica potrebbe essere presentata il 15 giugno. Intanto i timori delle sigle riguardano la possibilità che la ristrutturazione e il piano di tagli serva per un cambio di controllo della società, con l’avanzata del gruppo cinese Midea.
Electrolux, invece, sottolinea le criticità derivanti dall’operare in Italia, tra un settore in sofferenza per la crisi dei consumatori e le difficoltà produttive derivanti dagli alti costi di energia, lavoro e acciaio. Tanto da ricordare che la crisi riguarda tutta l’Europa e provando così a spiegare il taglio di 1.719 dipendenti, tra cui 994 operai e 725 dipendenti di staff. Allo stato attuale il piano prevede il mantenimento, con tagli di personale, di quattro stabilimenti in Italia e con la chiusura di quello di Cerreto d’Esi.