Usa e Brasile a ferro e fuoco. Ecco dove portano i sovranisti. Trump e Bolsonaro fanno flop con le loro politiche e alla rabbia di piazza rispondono schierando l’esercito

di Clemente Pistilli
Politica

Facile lanciare slogan, ma difficile trasformarli in un’efficace azione di governo. In Italia si può solo immaginare cosa avrebbero rappresentato destre e sovranisti al Governo. Lo si può immaginare un po’ più facilmente dopo l’irresponsabile manifestazione di ieri. Ma è evidente in quei Paesi dove ai sovranisti è stato consegnato il potere. I disastri compiuti negli Usa e in Brasile una volta esplosa la pandemia sono sotto gli occhi di tutti. E ora, scoppiate le proteste, c’è Donald Trump che invita a sparare sulla folla, con gli States messi a ferro e fuoco, disordini e centinaia di arresti, e dove persino la Casa Bianca è finita sotto assedio. In America Latina c’è invece Jair Bolsonaro che si presenta davanti alla folla a cavallo, come il condottiero che non è, dopo avere colpevolmente per settimane ignorato il coronavirus, e che fa disperdere dalla polizia la folla che di raduna nelle piazze.

QUI WASHINGTON. Ad accendere la miccia negli Stati Uniti è stata l’uccisione di un afroamericano, George Floyd, soffocato da un poliziotto durante un arresto. Nelle strade si sono radunate decine di persone, che in pochi giorni sono diventate centinaia e poi migliaia. “Quando cominciano i saccheggi cominciano gli spari”, ha twittato Donald Trump, il tycoon che si trova alla presidenza do. “Le sue parole non sono degne di un presidente, ma di un capo di polizia razzista nella Miami degli anni Sessanta”, ha subito replicato il candidato dem alla Casa Bianca, Joe Biden. L’idolo dei sovranisti di casa nostra ha quindi minacciato di mobilitare l’esercito contro i manifestanti, ha già schierato 18mila uomini della Guardia Nazionale in 29 Stati e altri 1.500 verranno dislocati a Washington. Il presidente si galvanizza indossando i panni dell’uomo forte. Tuona contro i governatori, sostenendo che devono stabilire una “schiacciante presenza delle forze dell’ordine”.

E rincara poi la dose: “Se una città o uno Stato rifiuta di intraprendere le azioni necessarie per difendere la vita e la proprietà dei loro residenti, dispiegherò le forze armate statunitensi e risolverò rapidamente il problema per loro”. Il commander in chief risponde con la forza alle istanze di larghe fasce della società che chiedono diritti. E per farlo ricorre all’Insurrection Act del 1807, che attribuisce al presidente il potere, in casi eccezionali, di mobilitare esercito federale e Guardia Nazionale per compiti di polizia. Con un linguaggio truce nei confronti degli avversari politici: “Ieri è stata una giornata negativa per i fratelli Cuomo. New York ha perso di fronte ai saccheggiatori, alla sinistra radicale e a tutte le altre forme di feccia”.

QUI BRASILIA. Non va meglio più a Sud. In Brasile, con il sovranista Jair Bolsonaro, i contagi hanno superato il mezzo milione, le vittime sono 30mila e cresce il movimento a sostegno della democrazia e contro le spinte autoritarie del presidente, che si consola con i raduni dell’estrema destra a cui si è presentato a cavallo e accolto dal grido “Mito”. Un mito che non riesce a trovare neppure mezza soluzione davanti alla perdita di oltre 20 milioni di posti di lavoro. Migliaia di persone si riversano nelle strade. E l’unica risposta che sa dare Bolsonaro, al pari di Trump, è quella della forza, con la polizia che lancia lacrimogeni e bombe assordanti. Questo accade con i sovranisti al governo. In Italia sarebbe diverso? Basta vedere come commentano tali notizie sui social numerosi sostenitori delle destre ed è facile comprendere i rischi.