Usa e Iran trattano su nucleare e sanzioni, ma Trump e Khamenei litigano e avvicinano la guerra

Usa e Iran trattano sul programma nucleare e sulle sanzioni, ma Trump e Khamenei litigano e avvicinano la guerra

Usa e Iran trattano su nucleare e sanzioni, ma Trump e Khamenei litigano e avvicinano la guerra

Sulla carta si continua a trattare per disinnescare una guerra tra Usa e Iran, con il secondo round di colloqui diretti tenutosi a Ginevra, in Svizzera, senza arrivare ad alcun accordo, mentre dall’altro lato gli Stati Uniti continuano a rafforzare il proprio dispositivo navale in Medio Oriente, un segnale che lascia presagire come la situazione stia rapidamente precipitando.

Malgrado le parti abbiano deciso di aggiornarsi, spiegando di aver soltanto concordato i principi di base della trattativa, resta ancora siderale la distanza tra le richieste di Donald Trump e le posizioni di Ali Khamenei, tanto che per gli esperti un accordo, seppur di compromesso, non sembra affatto alla portata.

Iran e Usa negoziano ma le distanze tra le parti restano

Ai negoziati hanno preso parte gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, con una delegazione ristretta, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, accompagnato da alcuni alti funzionari di Teheran. Che le trattative fossero a rischio flop lo aveva già lasciato intendere il presidente degli Stati Uniti, affermando che avrebbe partecipato “indirettamente ai colloqui, che saranno molto importanti, e vedremo cosa succederà”, aggiungendo in tono minaccioso che “se Teheran non farà l’accordo ci saranno conseguenze devastanti”.

Parole che non sono piaciute alle autorità iraniane, che al contrario hanno ribadito, per bocca del portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, che non può esserci alcuna intesa senza la revoca delle sanzioni. Baghaei ha dichiarato che la delegazione iraniana “è pronta a rimanere a Ginevra per alcuni giorni o anche settimane per finalizzare un accordo e speriamo che anche la parte americana dimostri la stessa serietà e buona volontà”.

Ancor più diretta è stata la Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, che in un lungo intervento non ha lesinato critiche al tycoon: “Si dice di negoziare sull’energia nucleare iraniana e di raggiungere un accordo, ma per gli Usa il risultato del negoziato deve essere che l’Iran non avrà mai questa energia, nemmeno se limitata a scopi civili”. A suo dire il problema è “il presidente degli Stati Uniti che a volte parla e a volte minaccia l’Iran, il che significa che cerca di dominarlo”, ma “l’Iran non giurerà fedeltà a un leader corrotto come quello oggi al potere negli Stati Uniti”.

Teheran minaccia rappresaglie contro Washington

Insomma, sulla carta entrambe le parti continuano a dire di voler negoziare, salvo poi reiterare minacce e controminacce che sembrano raccontare un’altra storia. A lasciarlo intendere sono, ancora una volta, proprio Trump, che ieri ha ribadito di aver già inviato due portaerei e i bombardieri strategici B-2 pronti a colpire il programma nucleare di Teheran in caso di mancato accordo, e Khamenei che, in un discorso muscolare tenuto in contemporanea con i colloqui di Ginevra, ha osservato come il tycoon “continui a dire di aver inviato una portaerei verso l’Iran. Benissimo. Una portaerei è certamente un mezzo pericoloso. Ma più pericolosa della portaerei è l’arma che può farla affondare”.

Ma non è tutto. La Guida suprema dell’Iran, apparsa quasi rassegnata all’idea di una nuova guerra, ha assicurato che neanche le forze schierate da Trump potranno “riuscire ad abbattere la Repubblica islamica”. Eppure, più che le parole, a preoccupare è la risposta concreta di Teheran davanti all’“armada” inviata dagli Stati Uniti: “Se sarà necessario, chiuderemo lo Stretto di Hormuz”, una minaccia che colpirebbe al cuore il commercio globale.

Una minaccia che appare credibile anche perché da 24 ore sono iniziate esercitazioni navali denominate Maritime Security Belt 2026, alle quali prendono parte le forze navali dell’Iran e dei suoi potenti alleati, Russia e Cina. Manovre congiunte che ufficialmente mirano a rafforzare la sicurezza marittima, migliorare la cooperazione contro la pirateria e il terrorismo marittimo e condurre operazioni di soccorso coordinate, ma che rappresentano anche un messaggio politico difficilmente equivocabile in vista di un possibile attacco americano.

Al via esercitazioni navali congiunte con Russia e Cina nello Stretto di Hormuz

Tutte ragioni per le quali la speranza, al di là del pressing del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu – che continua a sollecitare Trump a intervenire in Iran – è che alla fine, pur tra mille difficoltà, il negoziato riesca a decollare, scongiurando un conflitto che rischierebbe di far precipitare mezzo Medio Oriente nell’incubo della guerra.