Vaccini, la mossa di Biden sui brevetti è epocale. Ma non sarà comunque una decisione facile

Brevetti vaccini Biden
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

La mossa del Presidente Usa Joe Biden a favore di una sospensione straordinaria della protezione della proprietà intellettuale per i vaccini contro il Covid-19 (leggi l’articolo) è, qualunque ne sarà il risultato, oggettivamente epocale. Avevamo anticipato su questa Rubrica che il Consiglio Generale del WTO iniziato il 5 maggio avrebbe avuto al suo centro la proposta di India e Sud Africa di moratoria temporanea dei brevetti sui vaccini e farmaci anti-Covid.

L’annuncio dato in quella sede dal rappresentante americano segna un inaspettato cambio di passo degli Stati che lasciano la tradizionale (e ultraventennale) posizione pro- business. Non sarà comunque una decisione facile e necessiterà di una lunga consultazione che non si concluderà presumibilmente prima di sei settimane (i Paesi membri da WTO sono 164). Negli Stati Uniti si dice che la decisione di Biden sia dettata sia dai sondaggi interni largamente favorevoli alla moratoria sia, soprattutto, dalla necessità di andare incontro alle istanze dell’alleato fondamentale nello scacchiere asiatico, l’India del Presidente Modi, vicina alla catastrofe per la pandemia Covid.

Leggi anche: Brevetti sui vaccini liberi. Biden appoggia la sospensione. Se ne parlerà al summit informale dei leader Ue di Oporto.

Il punto tecnico però è se l’eventuale rinuncia (ancorché temporanea) alla esclusività brevettuale sia in sé bastevole ad assicurare un maggior flusso di vaccini soprattutto nelle aree più disagiate e a rischio. In realtà la rinuncia rappresenta, in quest’ottica, un primo fondamentale passo ma poi è necessario farne un secondo e cioè il trasferimento del know-how su come realizzare i vaccini e un terzo, un forte investimento sulle capacità di produzione (che, allo stato, è il vero collo di bottiglia dell’intera procedura a livello mondiale).

La presa di posizione americana e le reazioni che ha scatenato riaccendono il dibattito da anni in essere tra chi ritiene che il diritto alla salute individuale e pubblica faccia premio su ogni altra tutela e chi sottolinea che senza la protezione assicurata dall’esclusività brevettuale si bloccherebbe l’innovazione e la spinta del sistema a produrre nuovi farmaci. Come testimonierebbe proprio il caso dei vaccini contro il COVID sviluppati in tempi record dalle grandi industrie di settore con enormi investimenti privati (certo anche pubblici ma in maniera molto minore) per ricerca e sviluppo.

E una dicotomia che può trovare una composizione solo in funzione di un interesse pubblico prevalente, come è sicuramente quello alla salute. La legislazione internazionale vigente e che sostiene le normative nazionali in materia brevettuale lascia infatti spazi di libertà rispetto al diritto esclusivo del titolare del brevetto in tema di salute pubblica.

Nell’ambito dell’accordo multilaterale TRIPS esiste infatti, in casi ben definiti, la possibilità di derogare al diritto esclusivo del titolare del brevetto attraverso “licenza obbligatoria” quando cioè una autorità giuridica o amministrativa può autorizzare comunque l’uso di un brevetto e ne fissa le condizioni al fine della salvaguardia dell’interesse generale com’è sicuramente quello alla salute pubblica. La moratoria temporanea proposta dagli USA è comunque diversa da una licenza obbligatoria perché non tocca la natura del brevetto che resta con tutte le sue caratteristiche giuridiche solo sospese per un periodo di tempo da definire.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Una destra tutta suonata

La Sinistra ha stravinto le elezioni, ma c’è poco da festeggiare quando il successo arriva per abbandono dell’avversario, che già dopo il primo turno barcollava più di un pugile suonato. Nonostante l’avvertimento emerso quindici giorni fa dalle urne, Meloni e Salvini non hanno saputo riacquistare

Continua »
TV E MEDIA