Vacilla l’intesa tra M5S e Pd. Ormai nel Movimento molti non si fidano più. Letta ha fatto aperture sui temi. Ma tratta ancora con Calenda e Iv

Il leader del Pd, Enrico Letta, ha fatto aperture verso il M5S sui temi. Ma tratta ancora con Calenda e Italia Viva.

L’antifona per il momento è la stessa, sia alla Camera che al Senato: “Nessuno ha mai detto che noi e il Pd siamo uguali o aspiriamo ad esserlo. Ci sono temi su cui la pensiamo diversamente, ma l’intesa per ora è in piedi”. Questa la posizione ufficiale che circola tra deputati e senatori del M5S. Ed è assolutamente legittimo che nulla venga intaccato dopo la partita sull’inchiesta Open (leggi l’articolo): da una parte il Pd favorevole al conflitto d’attribuzione (come tutto il centrodestra e, ovviamente, Italia viva); dall’altra il Movimento cinque stelle, contrario.

Vacilla l’intesa tra M5S e Pd. Ormai nel Movimento molti non si fidano più. Letta ha fatto aperture sui temi. Ma tratta ancora con Calenda e Iv

Ormai nel M5S molti non si fidano più del Pd

Il cambio di passo, per alcuni ancora apparente, per altri sottilissimo, per altri ancora lieve, è tutto in quel “per ora”. La ragione la spiega un senatore pentastellato: “Ci siamo legati al Pd, anche spinti dall’esigenza di creare il Conte 2, forse troppo a capofitto: ne è nata un’alleanza stabile, però dobbiamo capire quanto duratura alla prova dei fatti”.

Dubbi che cominciano ad essere sempre più frequenti perché se da una parte, a parole, i dem tramite le parole del loro segretario Enrico Letta si sono detti assolutamente contrari al referendum che abolirebbe la legge Severino e a quello che modificherebbe la custodia cautelare; se si sono detti a favore del salario minimo definendolo addirittura una “priorità”; nei fatti poi ci si è divisi su un tema che ha evidentemente una narrazione non solo tecnica e legislativa, ma anche politica, trattando di un personaggio politico, Matteo Renzi, a cui il Pd non ha mai chiuso le porte.

Ed è questo il tema che potrebbe aprire una spaccatura all’interno della giovane intesa giallorossa. Se da una parte è indubbio che Letta e Giuseppe Conte stiano lavorando alacremente per giungere a coalizioni stabili anche sul territorio, sono proprio le questioni politiche di larga scala a diventare divisive. Detta in altri termini: se per natura il Movimento potrebbe accettare diversità di vedute su temi specifici, ciò che non si potrebbe accettare è una coalizione in cui si vorrebbe fa coesistere il Movimento con Italia viva e Carlo Calenda.

Un’idea, questa, caldeggiata fortemente da Letta (leggi l’articolo), ma altrettanto osteggiata da Conte. “Il punto – spiegano fonti interne – è che su questo punto non c’è trattativa, non c’è mediazione, non ci si può sedere attorno a un tavolo, per noi semplicemente non è una strada praticabile. Ma questo Letta lo sa bene”.

E da qui nascono, per l’appunto, i dubbi: se, al di là delle parole e dei propositi, si giunge a dover prendere una posizione, come ci si fa a fidare di chi decide di far un passo indietro per “salvare” Renzi piuttosto che seguire quello che diverse sentenze della Corte costituzionale dicono a proposito del conflitto di attribuzione? Domande che al momento non hanno risposta. Così come i tanti dubbi, sempre di più, che affastellano teste e cuori dei pentastellati.

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