Venezia, Calenda si allea con la Lega: il cortocircuito di Azione all’ombra del Cremlino

Calenda sostiene il centrodestra a Venezia: la stessa Lega accusata di filoputinismo dal leader di Azione. Che diceva "mai con Salvini"

Venezia, Calenda si allea con la Lega: il cortocircuito di Azione all’ombra del Cremlino

“Conte ha le stesse posizioni di Salvini”, ha scritto Carlo Calenda (Azione) qualche giorno fa, commentando il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte sull’Ucraina. Quarantotto ore dopo, il suo partito annunciava il sostegno al candidato sindaco del centrodestra a Venezia, candidato che corre con la Lega di Matteo Salvini.

Il direttivo metropolitano di Azione si è riunito il 26 marzo e con il 95 per cento dei voti ha scelto di sostenere Simone Venturini, assessore uscente alla Cesione sociale e al Turismo della giunta Luigi Brugnaro, candidato del centrodestra alle comunali di Venezia del 24 e 25 maggio. La coalizione che Azione ha abbracciato comprende Fratelli d’Italia, con Raffaele Speranzon; la Lega, con Sergio Vallotto; Forza Italia, con Michele Zuin; l’Unione di Centro, con Paolo Bonafè; il Partito dei Veneti, con Cesare Busetto. Tutto lo schieramento che governa Venezia da undici anni sotto Brugnaro.

Lo spettro del Cremlino

La Lega con cui Calenda si allea è quella guidata da Salvini, il cui sodalizio con Mosca ha occupato per anni le cronache giudiziarie italiane. Il 18 ottobre 2018, all’hotel Metropol di Mosca, il fedelissimo di Salvini Gianluca Savoini, presidente dell’associazione Lombardia-Russia, trattava con intermediari russi una compravendita di gasolio i cui proventi avrebbero dovuto finanziare la campagna elettorale della Lega. L’obiettivo, mai realizzato, ha scritto il gip Stefania Donadeo nell’atto di archiviazione del 2023, era “inequivocabilmente diretto verso il finanziamento illecito” del partito. Tra i presenti al tavolo, i magistrati hanno identificato un agente dei servizi segreti interni russi.

La stessa Lega, nella polemica delle ultime settimane sulla Biennale Arte 2026, si è distinta come l’unica forza della maggioranza di governo schierata apertamente a favore della partecipazione russa alla manifestazione contro la posizione del ministro della Cultura Alessandro Giuli, contro la lettera di 22 ministri europei e contro la Commissione europea, che ha minacciato di ritirare il contributo triennale da due milioni di euro. Quella stessa Lega è oggi alleata istituzionale di Calenda a Venezia.

L’insostenibile attrazione

La scelta veneziana ha radici precise. Nel 2022, a Genova, Calenda schierò Azione con il centrodestra. In marzo ha votato sì al referendum sulla riforma della giustizia insieme a Giorgia Meloni. In gennaio, al teatro Manzoni di Milano, stava costruendo un’intesa con Forza Italia di Antonio Tajani. In quella stessa sede aveva detto di non voler finire “in un partito con Conte, Fratoianni, Bonelli, Salvini e Vannacci”. Nell’elenco, Salvini era già lì tra i soggetti con cui non ci si può alleare. Poche settimane dopo, la Lega è diventata un alleato istituzionale a Venezia.

Il meccanismo è identico ogni volta: posizione pubblica intransigente sull’Ucraina, usata come strumento contro il centrosinistra; alleanze locali che quella posizione la smentiscono in toto. Dal canto suo, Calenda ha risposto alle critiche spiegando che Michele Boldrin, candidato di Ora!, aveva deciso di correre “senza dire nulla” ad Azione, che la notizia era arrivata “dai giornali insieme alla solita valangata di insulti”, e che i giovani attivisti locali avevano avuto “totale libertà di scelta”. Quindi: il partito è assente da Venezia come soggetto autonomo, il segretario da Roma copre il centrodestra e rivendica la coerenza europeista come arma polemica contro tutti gli altri.

Quella frase sulla responsabilità professionale e morale Calenda l’aveva scritta pochi giorni prima, a proposito di chi ospitava in televisione uno storico con frequenti relazioni con Mosca. Diceva che farlo “vuol dire consapevolmente dare spazio alla propaganda russa.” Adesso il destinatario di quella stessa accusa – la Lega, il partito che alla Biennale difende la presenza russa contro la Commissione europea – è il suo alleato istituzionale a Venezia.

Si può costruire una carriera politica sull’accusa agli altri di ambiguità sull’Ucraina. Solo che per farlo bisogna avere le spalle coperte. Le spalle di Calenda, a guardare la laguna, non lo sono. Calenda e la Lega: il cortocircuito veneziano di Azione all’ombra di Putin.