Il vertice di pace a Ginevra è già un flop: Mosca e Kiev si accusano a vicenda di sabotare i negoziati

Il vertice di pace a Ginevra è già un flop. Alla vigila del summit Mosca e Kiev si accusano a vicenda di sabotare i negoziati

Il vertice di pace a Ginevra è già un flop: Mosca e Kiev si accusano a vicenda di sabotare i negoziati

Inizia oggi a Ginevra, in Svizzera, e si concluderà domani l’atteso vertice di pace tra Ucraina, Russia e Stati Uniti. Ma se qualcuno spera nell’annuncio di un accordo o di una tregua, è molto probabile che resti deluso, perché il round negoziale non è partito sotto i migliori auspici. Ad accendere la miccia è stata Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, che alla vigilia del vertice ha lanciato accuse shock contro l’amministrazione di Volodymyr Zelensky, definita addirittura “una cellula terroristica internazionale con tendenze neonaziste”.

Un attacco che di certo non ha contribuito a creare un clima collaborativo e che, al contrario, sembra tradire le reali intenzioni del Cremlino, il quale – complice l’avanzata lenta ma costante delle proprie truppe – punta a massimizzare i vantaggi ottenuti sul campo di battaglia. Zakharova, per giustificare le sue accuse, ha parlato di “attacchi contro civili, soccorritori e medici” da parte dell’esercito di Kiev, omettendo però che questa stessa strategia è stata ampiamente adottata anche dalle forze armate russe al soldo di Vladimir Putin.

Ma non è tutto. Poco dopo, anche il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha gettato ulteriore benzina sul fuoco affermando che Mosca a Ginevra “intende discutere una gamma più ampia di questioni, comprese quelle principali che riguardano i territori e tutto il resto, collegate alle nostre richieste”.

Mosca attacca e Kiev risponde

Parole di fuoco che hanno fatto infuriare Zelensky, che non è rimasto in silenzio ma ha risposto con altrettanta fermezza: “Il più grande compromesso con la Russia è già stato fatto, visto che Vladimir Putin non è in prigione”. Secondo il leader ucraino, il mondo ha concesso fin troppo allo zar, ed è per questo che auspica un cambio di passo da parte dell’Occidente – in particolare di Washington – affinché smetta di essere accondiscendente con Mosca, evitando di regalarle più di quanto abbia effettivamente conquistato in quattro anni di guerra.

Zelensky ha poi ribadito i suoi paletti per arrivare alla fine delle ostilità: prima una tregua per consentire “negoziati seri”, poi un preciso pacchetto di garanzie di sicurezza per l’Ucraina, in grado di impedire una nuova aggressione russa, e solo successivamente un confronto sulle eventuali cessioni territoriali. Si tratta, come noto, di richieste che il Cremlino ha già rigettato più volte e che, salvo colpi di scena, continuerà a rifiutare. Ma il presidente ucraino non arretra, anzi insiste: “I nostri amici americani stanno preparando le garanzie di sicurezza.

Ma ci hanno detto che prima bisogna effettuare lo scambio di territori e solo dopo fornire le garanzie. Io penso che sia sbagliato: prima devono esserci le garanzie di sicurezza, poi si potrà discutere dei dettagli della pace”. Il leader di Kiev è infine tornato a chiedere agli alleati occidentali nuovi missili per rafforzare la difesa antiaerea, affermando che “la protezione balistica non deve arenarsi” e che tutti i leader occidentali, compreso il segretario di Stato Usa Marco Rubio, avrebbero dato “la loro parola” che si auspica “verrà rispettata”.

Lo scambio di colpi che terremota i negoziati

Così mentre la diplomazia arranca – con l’Ue ancora una volta ai margini – sul campo di battaglia si continua a combattere. Nelle ultime 24 ore i raid russi hanno colpito infrastrutture energetiche ucraine, lasciando migliaia di persone senza elettricità e riscaldamento. Inoltre secondo il ministero della Difesa russo, Mosca avrebbe conquistato anche gli insediamenti di Pokrovka, nella regione di Sumy, e Minkovka, nella Repubblica Popolare di Donetsk.

Di tutta risposta Kiev ha lanciato un massiccio attacco di droni su Briansk, il più grande dall’inizio della guerra, che ha lasciato parte della regione russa senza energia. Uno scambio di colpi brutali che ha reso ancora più tesa l’atmosfera alla vigilia del summit di Ginevra, condannando il vertice a un più che probabile fallimento.