Vaccini, domani a Palazzo Chigi il vertice chiesto dalle Regioni. Draghi non ci sarà. Sui ritardi Sassoli avverte: “È previsto un risarcimento clamoroso”

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Ci sarà domani a Palazzo Chigi il vertice sui vaccini anti-Covid chiesto nei giorni scorsi dalla Regioni. Alla riunione, tuttavia, non parteciperà il premier Mario Draghi, bensì il ministro Gelmini, insieme a Curcio e Figliuolo. “Ho chiesto un incontro con Mario Draghi. Domani ci sarà un incontro e ci occuperemo di piano vaccinale con il generale Figliuolo, il ministro Gelmini e il commissario Curcio, nei giorni successivi ci sarà l’incontro con Franco per il Mef e il Recovery Plan e un incontro con Draghi la prossima settimana”. È quanto ha annunciato a In Mezz’ora in più il presidente della Regione Emilia Romagna e della conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini.

“Non dobbiamo trasformare la pandemia da Covid in pandemia economica. Su questo – ha aggiunto Bonaccini – ci giudicheranno gli italiani. Domani diremo che c’è bisogno di stringere i bulloni. Arriveranno entro il 3 aprile oltre un milione di dosi di Pfizer, oltre un milione di Moderna e di AstraZeneca: non mancava l’organizzazione, qualcuno può aver fatto meglio o peggio, in realtà mancavano i vaccini”.

“Non è vero che non è prevista una sanzione per i contratti firmati dall’Europa con le aziende farmaceutiche. Di che tipo? Un risarcimento”. Ha chiarito, sempre a proposito dei vaccini anti-Covid, il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, intervenendo a In Mezz’ora in più”. “Sono stati dati soldi da parte di tutti gli Stati per opzionare e comprare – ha aggiunto -, quando non esisteva un vaccino, il vaccino; e oggi il risarcimento può essere clamoroso. In particolare noi stiamo parlando di AstraZeneca doveva essere prodotto in 5 stabilimenti e invece è stato prodotto in uno solo, quindi il contratto prevede una sanzione”.

“Il presidente Draghi – ha detto ancora Sassoli parlando dell’export dei farmaci – ha puntato l’accento sul fatto che le aziende hanno fatto talmente tanti contratti che hanno promesso la stessa merce, così come è insopportabile alcune autorizzazioni sull’export date alle aziende per fare business. Non era necessario autorizzarle. Il Consiglio europeo ha detto con chiarezza che non si blocca l’export, ma un conto è mandare un milione di fiale in Giappone, un conto è mandarle in Senegal o Uganda o nei paesi a basso reddito, sono due filosofie diverse”.

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