Xi e Trump verso il vertice: al centro dell’incontro ci sarà la proroga di un anno della tregua commerciale per scongiurare la guerra dei dazi

Pechino e Washington lavorano a un vertice di primavera. Sul tavolo una proroga di un anno della tregua sui dazi.

Xi e Trump verso il vertice: al centro dell’incontro ci sarà la proroga di un anno della tregua commerciale per scongiurare la guerra dei dazi

Una telefonata lunga, quasi due ore, tra Xi Jinping e Donald Trump potrebbe aver messo in moto la diplomazia per evitare la ripresa della guerra commerciale tra Washington e Pechino. Una conversazione frana in cui sarebbe spuntata l’ipotesi di un vertice tra i leader dei due Paesi, che potrebbe concretizzarsi con la visita a Pechino del presidente americano che dovrebbe concretizzarsi tra fine marzo e inizio aprile.

Il cuore della discussione, che fonti ben informate definiscono “cordiale e pacata”, sarebbe la proroga della tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina. Un anno in più di stop ai dazi reciproci. Può sembrare poco ma non lo è.

Dazi, soia e calcoli politici. Ecco i nodi tra Usa e Cina

Il punto del probabile incontro, com’è facilmente intubile, è di raffreddare le tensioni commerciali che rischiano di fare male ad entrambi i Paesi. L’intesa informale siglata lo scorso ottobre a Busan aveva già abbassato la pressione, riuscendo a disinnescare una spirale di dazi che sembrava inarrestabile.

Proprio in quell’occasione Washington aveva accettato di ridurre il dazio medio sui beni cinesi, con Pechino che aveva acconsentito alla riapertura del mercato cinese alla soia americana, materia prima agricola e simbolo elettorale nell’ultima campagna elettorale del tycoon. Ora si guarda avanti, con la proroga che viene definita “realistica e realizzabile” e servirebbe ad ancorare il summit a risultati immediati, con nuovi impegni di acquisto da parte cinese del debito americano.

Secondo gli analisti, però, non ci sono solo ragioni commerciali ad aver convinto l’inquilino della Casa Bianca a scendere a patti con la Cina. Trump, con le elezioni di midterm alle porte e un vistoso calo dei consensi, cerca numeri da esibire e Xi, pragmatico come sempre, lo sa bene e sta sfruttando questa debolezza americana per stabilizzare i mercati, con una mossa che probabilmente serve più all’economia cinese che a quella statunitense.

Diplomazia ad alta quota

E non è tutto. A dispetto di dichiarazioni energiche e bellicose che provengono da entrambe le parti, la Cina in queste ore conferma che le “comunicazioni” con gli Usa sono attualmente in corso. Lin Jian, portavoce del ministero degli Esteri, parla di un ruolo strategico dei rapporti diretti tra i leader dei due Paesi. Tradotto: quando Xi e Trump parlano, il resto del mondo ascolta.

Che l’incontro tra i due leader si farà lo lascia pensare anche il fatto che al momento un team del Tesoro Usa è già a Pechino per oliare i canali. Scott Bessent, segretario al Tesoro, usa una formula curiosa per descrivere quanto sta accadendo, parlando di un rapporto “stabile ma competitivo” tra Washington e Pechino. Sostanzialmente una strategia di de-risking, ma non disaccoppiamento delle due economie.

L’ombra lunga della geopolitica

Ma attenzione perché sotto il tappeto resta la polvere. A rischiare di far precipitare nuovamente le relazioni tra Cina e Usa sono le tensioni che si registrano a Taiwan, alleata degli Usa, che continua a essere una linea rossa per Pechino. Un dossier che nessun comunicato, accordo commerciale o intesa diplomatica, sembra riuscire a disinnescare e che, c’è da scommetterci, nel megio e lungo periodo continuerà a condizionare le relazioni tra i due Paesi e i loro alleati.