Vigilanza Rai, la presidente Floridia convoca l’Ad Rossi. Intanto la riforma del servizio pubblico approderà al Senato

Vigilanza Rai, la presidente Floridia convoca l'ad di Viale Mazzini, Rossi. Intanto si torna a parlare di riforma del servizio pubblico

Vigilanza Rai, la presidente Floridia convoca l’Ad Rossi. Intanto la riforma del servizio pubblico approderà al Senato

L’amministratore delegato della Rai, il meloniano Giampaolo Rossi, è stato convocato d’urgenza dalla Commissione di Vigilanza Rai. A firmare la lettera “di comparizione coatta” (perché al di fuori della normale procedura prevista) ieri la presidente della commissione Barbara Floridia, dopo l’ennesima seduta dell’organo disertato dalla maggioranza, che da oltre un anno non si presenta per non farsi “bocciare” la presidente designata Simona Agnes. E perché incapace di trovare un accordo su un nome alternativo.

La convocazione “coatta” di Rossi

Vista l’ennesima fumata nera, Floridia ha fatto partire la richiesta, indicando a Rossi di dare una disponibilità per le date del 18 o 19 febbraio oppure del 3 o 5 marzo. “Ho ricevuto la lettera delle opposizioni e vista la straordinarietà della situazione, con lo stallo che perdura da oltre un anno e l’assoluto immobilismo della Giunta per il Regolamento, ho deciso di procedere oggi stesso con la convocazione dell’Ad Rai Giampaolo Rossi”, ha spiegato Floridia.

“È mio dovere garantire che la Commissione possa finalmente svolgere le proprie funzioni, tanto più in un momento in cui c’è un grande dibattito che attraversa l’opinione pubblica e la stampa su questioni essenziali relative al Servizio Pubblico, da cui il Parlamento non può in alcun modo rimanere fuori”, ha aggiunto.

Le trite proteste di Gasparri

A stretto giro il forzista Maurizio Gasparri aveva tentato l’ennesima (e trita) difesa delle posizioni della maggioranza, con scarsi risultati. “Noi riteniamo che si debba prima dare un assetto stabile alla Rai e non condividiamo l’ostracismo a proposte di garanzia che le minoranze respingono, volendo trasformarsi in una maggioranza. Quindi restiamo molto critici verso l’atteggiamento della presidente Floridia e delle sinistre della commissione”.

Secondo la legge, però, spetta al Mef indicare il presidente della Rai, ma spetta alla minoranza votarlo (essendo una figura di garanzia, richiede una maggioranza allargata ai due terzi). E la designata Agnes non è ritenuta abbastanza garante dalle opposizioni. Quindi le minoranze hanno tutto il diritto di negare il gradimento, senza per questo trasformarsi in maggioranza…

Il ddl di riforma della Rai approderà in aula

Ma ieri il mondo di viale Mazzini è stato folgorato anche da un’altra notizia: il ddl di riforma della Rai, fermo da mesi in commissione, approderà nell’aula del Senato nella settimana dal 3 al 5 marzo. Lo ha annunciato  la vicepresidente Licia Ronzulli, riferendo le decisioni della capigruppo informale svoltasi in precedenza che ha apportato alcune modifiche al calendario.

Le opposizioni chiedevano da settimane la conclusione dell’esame da parte della commissione e legano l’approvazione del Media Freedom Act (la direttiva Ue che dovrebbe sottrarre il controllo del servizio pubblico alla politica) allo sblocco sulle elezioni del presidente della Rai.

Boccia “Un ritardo di due anni”

“È un fatto importante che sia stata accolta la richiesta, avanzata unitariamente dalle opposizioni, di calendarizzare il ddl n.162 per l’attuazione del Media Freedom Act”, commenta il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, “Lo chiediamo dal primo momento: l’Italia non può restare indietro rispetto alle altre democrazie europee su pluralismo, indipendenza editoriale e tutela dei giornalisti”.

Che sottolinea come “l’Aula del Senato affronterà finalmente un provvedimento che colma un ritardo di due anni e riporta il nostro Paese nel solco delle regole europee”. “Non tollereremo ulteriori tattiche dilatorie della maggioranza che essendo divisa, si compatta solo rinviando i problemi oppure prendendo in ostaggio, come fa vergognosamente da oltre un anno, la commissione di Vigilanza”, aggiunge Boccia, “In Parlamento si apre ora un confronto decisivo sulla governance del servizio pubblico e sulle garanzie contro interferenze politiche ed economiche. Servono norme chiare per proteggere l’autonomia dei media, assicurare concorrenza leale nel settore, contrastare la disinformazione e tutelare chi fa informazione. Su questo non arretriamo: libertà di stampa, pluralismo e indipendenza non sono bandiere di parte, ma pilastri della democrazia”.