Vigilanza Rai, scaricato Gasparri. Il senatore azzurro paga la legge sulle Tv. Per i Cinque Stelle sarebbe stato troppo vederlo al vertice della Commissione

Maurizio Gasparri deve incassare il colpo, il primo - dicono i gli osservatori piรน maliziosi - messo a segno dai 5 Stelle da quando sono al governo

E alla fine la poltronissima della Vigilanza Rai รจ sfumata. Maurizio Gasparri deve incassare il colpo, il primo – dicono i gli osservatori piรน maliziosi – messo a segno dai 5 Stelle da quando sono al governo. Il rischio per Forza Italia di insistere sul suo nome, nel mirino dei pentastellati, รจ stato considerato troppo alto da Silvio Berlusconi. Che ha preferito chiudere la partita destinando alla Presidenzaย  della Commissione di Palazzo San Macuto, ancora strategica per gli asset del Cav, lโ€™ex giornalista Mediaset e volto nuovo forzista, Alberto Barachini.

Guai infiniti – Ma non รจ una questione di ricambio generazionale, se รจ vero che Gasparri ancora a marzo era accreditato per la presidenza del Senato dove poi ha prevalso, per un intricato gioco ad incastri, il profilo di Maria Elisabetta Alberti Casellati, rientrata appena in tempo in politica dopo quasi quattro anni al Consiglio superiore della magistratura. Su Gasparri, cuore romanista e battuta corrosiva, finora lโ€™anno รจ stato decisamente orribile. Nonostante su di lui, politico di professione, profilo istituzionale ormai solido, il Cav abbia sempre potuto contare. Per questo la rinuncia decisa nel corso di un vertice ad Arcore con Fedele Confalonieri, รจ stata dolorosa e solo parzialmente compensata dallโ€™indicazione del suo nominativo per la presidenza della Giunta per le elezioni di Palazzo Madama. In un ruolo decisamente meno inviso ai 5 Stelle per i quali vederlo a capo della Vigilanza sarebbe stato decisamente troppo. Giร  ministro delle Comunicazione, รจ padre della legge Gasparri varata nel 2004. Da sempre considerata la madre di tutte le battaglie del potere berlusconiano. E che nonostante i tanti anni trascorsi, fa ancora parlare di sรฉ. Basta chiedere a Paolo Savona, ministro delle Politiche europee che al Dipartimento di Palazzo Chigi si รจ trovata una procedura di infrazione ancora aperta da metร  degli anni 2000.ย  E che si concluderร , forse, solo quando lโ€™Agcom, a settembre, avrร  ricostruito il quadro attuale del mercato audiovisivo italiano allโ€™attenzione della Corte di Giustizia europea. Tutto trae origine dalla vicenda di Centro Europa 7 dellโ€™imprenditore abruzzese Francesco Di Stefano. A cui la legge avrebbe originariamente impedito di ottenere le frequenze, nonostante il rilascio da parte del Governo della concessione per trasmettere giร  nel 1999. La Commissione Europea aveva contestato al governo italiano la violazione della direttiva del 2002 che disciplina lโ€™applicazione del principio della libera concorrenzaย  al mercato delle reti e dei servizi di comunicazione e quella relativa alle autorizzazioni. In particolare attraverso la possibilitร  di transitare al digitale, accordata alle sole aziende che, allโ€™entrata in vigore della Legge Gasparri, erano giร  operanti in via analogica ed avevano raggiunto una copertura non inferiore al 50 percento della popolazione. Ne รจ seguita una lunga battaglia legale. Che ancora non รจ terminata. La societร  nonostante alcune soddisfazioni ottenute per via giudiziaria, e la richiesta di risarcimento di danni stratosferica (La Corte europea dei diritti umani nel 2012 ha condannato lโ€™Italia a pagare 10 milioni di euro a fronte di una richiesta di due miliardi), รจ nel frattempo finita nelle peste. Di fronte alla Cedu ha persino sostenuto di aver subito discriminazioni rispetto allโ€™emittente televisiva Mediaset. Che, sempre secondo la societร , avrebbe ricevuto un trattamento preferenziale, anche in virtรน del ruolo di Presidente del Consiglio italiano piรน volte ricoperto dal proprietario dellโ€™emittente, Silvio Berlusconi. In particolare, il progressivo prolungamento del termine di scadenza del regime transitorio per le โ€˜reti eccedentiโ€™ (Rete 4 in questo caso) avrebbe impedito ad altri operatori, come Europa 7, di entrare nel mercato dellโ€™audiovisivo.