Visco si taglia lo stipendio. Ma rimane il governatore più ricco

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di Stefano Sansonetti

Il taglio di stipendio, imposto dalla scure calata dai governi Berlusconi e Monti, alla fine è arrivato. Ma il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, continua a essere il banchiere centrale più ricco di tutti i suoi principali colleghi europei e americani. La decurtazione, decisa tempo fa dal consiglio superiore di palazzo Koch, vale a partire dal 2013. Ebbene, quest’anno Visco dovrà fermarsi a 495 mila euro, in netta diminuzione rispetto ai 681 mila riportati nel bilancio 2011 della banca centrale italiana. Insomma, strada facendo Visco, complici le manovre contenitive della spesa che si sono succedute in questi anni, ha lasciato per strada davvero un bel gruzzolo. Che però gli consente comunque di incassare di più di quello che percepisce il presidente della Bce, Mario Draghi, accreditato di un salario di base di 351.816 euro più altri benefits di 100.087, per un totale di 451.903 euro. A seguire troviamo il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, che cumula una cifra base di 290.446 euro e benefits vari per 89.068, che in tutto fanno 379.514 euro. Poi si passa al governatore della Banca d’Inghilterra, Mervin King, accreditato di un emolumento base di 305.368 sterline a cui si aggiungono benefits per 2.884. Il totale fa 308.252 sterline, che al cambio attuale si traducono in 361.210 euro. A chiudere il raffronto c’è il caso se vogliamo più incredibile, quello di Ben Bernanke, capo della Fed americana, che percepisce 191.300 dollari l’anno, ossia “solo” 146.363 euro. Tutti i numeri in questione, integrati con dati raccolti presso i siti internet delle varie banche centrali, sono stati messi insieme qualche tempo fa in una ricerca comparata condotta dalla Hong Kong Monetary Authority. Visco, quindi, rimane al top, anche se il periodo di vacche magre si è fatto sentire, se solo si considera che Draghi, prima di trasferirsi a Francoforte, era accreditato in Banca d’Italia di un emolumento complessivo di 757.714 euro. O se si ricorda che, come emerse dai files all’epoca pubblicati on line dall’Agenzia delle entrate, Antonio Fazio presentò nel 2006 una dichiarazione dei redditi 2005 di complessivi 710.989 euro.

Il caso della sanità
In realtà la questione degli stipendi alti, che nonostante tagli e contenimenti rimangono sempre ragguardevoli se confrontati con altri settori o con l’estero, coinvolge a pieno titolo la sanità italiana. Qualche tempo fa La Notizia ha condotto un’inchiesta sugli stipendi dei dirigenti degli ospedali italiani (vedi l’edizione on line del 4 marzo su lanotiziagiornale.it). Ne è venuto fuori che in generale un dirigente di ospedale pubblico può arrivare a intascare 200 mila euro, che diventano 250 mila in una struttura privata (ma spesso sostenuta con fondi pubblici, soprattutto delle regioni). Per carità, nulla di illegale, ma impressionante se messo in riferimento ai tagli del sistema sanitario nazionale, all’interno del quale certo non mancano sprechi macroscopici. Si pensi solo alle incredibili differenze di prezzo di alcune forniture tra regione e regione, problema che da anni si cerca di superare con l’introduzione degli ormai famosi “costi standard”. Ancora, dall’inchiesta è emerso anche come il compenso di un direttore generale di un ospedale pubblico oscilli tra un minimo di 113 mila e un massimo di 182 mila euro l’anno. All’Idi, struttura recentemente finita nella bufera, fino a qualche tempo fa il direttore generale guadagnava 234 mila euro. Discorso simile va fatto per i direttori amministrativi degli ospedali. Per loro lo stipendio varia da un minimo di 112 mila a un massimo di 141 mila euro. Prendono invece un po’ meno i direttori sanitari, che “galleggiano” tra 89 e 145 mila euro. Molto spesso, come si vede, sembra trattarsi di una bella cuccagna, quasi mai intaccata da tagli che valgono per tutti ma non per i big.

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