“Voleva fare da pontiera tra Stati Uniti e Ue, invece Meloni è stata delegittimata”: parla l’europarlamentare del M5S, Della Valle

Della Valle (M5S): “L’obiettivo del 5% è irrealistico, manderebbe l’Italia in bancarotta. Quando saremo al governo rivedremo l'impegno Meloni"

“Voleva fare da pontiera tra Stati Uniti e Ue, invece Meloni è stata delegittimata”: parla l’europarlamentare del M5S, Della Valle

Mark Rutte al vertice Nato sembra ormai agire come l’avvocato di Trump dentro l’Alleanza: traduce i diktat americani sul riarmo in linguaggio diplomatico e chiede agli europei di adeguarsi. Danilo Della Valle, europarlamentare del M5S, secondo lei l’Europa sta accettando una subordinazione strategica agli Stati Uniti invece di costruire una vera autonomia di difesa?

“Mark Rutte ha una agenda politica che da sempre contrasta con quella italiana. Ricordo la sua strenua opposizione da Presidente dell’Olanda al varo del Next generation EU durante i mesi della pandemia. Il governo Meloni ha sbagliato a sostenerlo nel 2024 come segretario della Nato al posto di Stoltenberg. In una recente intervista rilasciata al Financial Times prima del vertice di Ankara, Rutte ha elencato tutti i vantaggi economici per l’economia americana che arriverebbero grazie al riarmo europeo. Ma così facendo Rutte non si è reso conto di aver gettato la maschera, dimostrando ancora una volta a chi convenga davvero questa corsa al riarmo. A furia di preparare la guerra, la guerra arriva davvero”.

Giorgia Meloni ad Ankara confermerà l’impegno verso il 5% del Pil in spese militari, mentre in Italia il governo frena sul Safe perché teme il costo politico di nuovo debito per le armi. Non siamo davanti a una doppia verità: atlantista e obbediente fuori, prudente e ambigua davanti agli italiani?

“Meloni si comporta come Pinocchio che a Geppetto dice una cosa mentre al gatto e alla volpe dice l’opposto, ma questa strategia miope non porta da nessuna parte e il deterioramento dei rapporti con gli Stati Uniti lo dimostra. Non puoi chiedere di fare selfie a Trump e poi non aumentare le spese per la difesa come promesso. Meloni doveva essere chiara e portare in sede Nato una linea coerente e a difesa degli interessi degli italiani”.

Il M5S parla di una “cambiale da centinaia di miliardi” che ricadrà su sanità, scuola, pensioni e welfare. Può spiegare concretamente quali sarebbero, secondo voi, le conseguenze sociali di portare la spesa militare italiana al 5% del Pil?

“La spesa militare al 5% non è fattibile perché comporterebbe tagli dolorosi in primis al sociale e alle imprese che necessitano sostegno e incentivi per affrontare la transizione tecnologica ed energetica. Il vertice Nato di Ankara sarà dunque uno spartiacque: il governo italiano dica no al programma europeo Safe che indebita le future generazioni di pesanti debiti di guerra e respinga al mittente le ossessive richieste di aumentare a dismisura il budget della difesa”.

Trump ha dileggiato Meloni pubblicamente, ma la premier continua a puntare sull’asse con Washington e a non mettere in discussione la linea Nato sul riarmo. Questo non dimostra che aver costruito gran parte della politica estera italiana sul rapporto privilegiato con Trump sia stata una scelta sbagliata e rischiosa per l’interesse nazionale?

“Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha partecipato a Washington al Board of Peace con il cappellino Maga in mano. Lui adesso rinnega facendo finta di non ricordarsi di questo dettaglio, ma per quattro anni questa è stata la linea di politica estera del governo italiano. Giorgia Meloni ambiva a fare da pontiera fra Ue e Usa e invece adesso si trova completamente delegittimata. Gli italiani questo lo hanno ben chiaro e alle prossime elezioni sceglieranno un governo che finalmente metterà al centro per davvero gli interessi nazionali”.

Voi dite che, se tornerete al governo, “straccerete” questa cambiale. Ma qual è l’alternativa concreta del Movimento 5 Stelle: meno Nato, più difesa comune europea, revisione degli impegni già presi o una rottura esplicita con l’obiettivo del 5%?

“L’obiettivo del 5% è irrealistico, manderebbe l’Italia in bancarotta. Quando saremo al governo rivedremo questo impegno e cambieremo anche la linea di politica estera privilegiando il dialogo nella risoluzione dei conflitti, come quello in Ucraina. La strada da percorrere non può essere quella del rapporto Gahler, in votazione oggi al Parlamento europeo, che trasforma l’Ucraina nel campo di battaglia europeo con un’escalation militare senza fine”.