Referendum, votare Sì ora fa tendenza. Il sondaggista Noto vede la rimonta

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Dal giorno in cui, era il 26 settembre scorso, il Governo ha annunciato la data fatidica del referendum costituzionale, tutti i riflettori sono puntati sul prossimo 4 dicembre. Prevarrà il sì oppure il no?
I giochi sono del tutto aperti e tante le variabili in campo. Anche se, come ha detto a La Notizia, il sondaggista Antonio Noto, “Il trend, al momento, è a favore del sì. Non sappiamo se si tratti solo di una parentesi – ha aggiunto il direttore di Ipr Marketing – Ma per adesso ciò che registriamo è una ripresa dei sì, che si stanno avvicinando sempre di più ai no”.

Che margine c’è tra i due poli?
Un paio di punti di scarto: il no viaggia sul 51,5% e il sì sul 48,5%.

È il no che perde colpi?
Posso solo dire che i no a settembre erano al 54% e oggi sono al 51.5.

Ieri il Tar del Lazio ha respinto il ricorso sul quesito referendario presentato dalle opposizioni. È un pronunciamento che pesa sugli orientamenti di voto?
Non c’è dubbio che la dicitura riportata sulla scheda elettorale influenzi la formazione del consenso. Ci sono due
fattori distinti che entrano in gioco. Uno più di contenuto e l’altro di carattere psicologico.

Partiamo dal primo.
È semplice: se uno dovesse attenersi a quanto c’è scritto sulla scheda per quale ragione dovrebbe votare no? La verità è che le opposizioni hanno dimostrato una grande debolezza al momento dell’approvazione della legge perché hanno fatto passare senza battere ciglio quella dicitura che oggi contestano.

Tutto fieno in cascina per il sì, dunque?
Il testo del quesito può influenzare la risposta. Le opposizioni avrebbero dovuto sollevare il problema in Parlamento.

Qual è invece il fattore psicologico?
La mente umana, indipendentemente da tutto, è portata più a dire sì che no. Il referendum sulla Brexit è un esempio appropriato. L’opzione tra il leave e il remain è stata creata per mettere in gioco il fattore psicologico. Nel momento in cui, infatti, si inserisce nella scheda un contenuto di accezione positiva, la mente umana lo coglie.

Quali altri fattori pro-sì ha individuato?
Ad esempio il posizionamento del sì a sinistra e del no a destra della scheda. In genere, infatti, si presta più attenzione a quanto è scritto a sinistra. Anche se, poi, un livello di attenzione maggiore naturalmente non significa una vittoria.

Quanto sposta in termini di consenso, l’endorsement di Obama?
Dubito che la settimana prossima gli italiani si ricorderanno cosa è accaduto a Washington. È una notizia del momento che non potrà influire né in positivo né in negativo sul referendum.

Il discorso cambia con le misure contenute nella Legge di bilancio?
Potrebbero rivelarsi un elemento a favore. Almeno nel senso di diminuire il voto antigoverno. Ma non abbiamo alcuna certezza. Molti elementi sembrano giocare a favore del fronte dei favorevoli alla riforma.

Cosa può aiutare i contrari?
Il no ha un problema di marketing politico, di comunicazione. Tanto per iniziare non ha un testimonial unico ed è frammentato tra vari partiti, di destra e sinistra. Senza contare, inoltre, la difficoltà maggiore nel comunicare le sue ragioni.

L’affluenza a chi gioverà?
Ancora è difficile da dire. Al momento questo dato è intorno al 48%.

I giochi si decideranno tutti alla vigilia?
Dipende molto da come si svilupperà la campagna. Comunque, gli ultimi 15 giorni saranno fondamentali.

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di Gaetano Pedullà

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