Welfare sotto attacco. Messo un argine a Tria. Il ministro dell’Economia ci riprova. Fermato un altro tentativo di tornare all’austerità

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Ha risposto alla lettera della Commissione europea e ha provato a rassicurare l’Ue sul debito italiano, cercando così di evitare l’apertura di una procedura di infrazione, ma per farlo ha aperto un nuovo fronte tra Lega e Movimento5Stelle dopo che con le dimissioni del viceministro Edoardo Rixi sembrava essere tornato un minimo di sereno tra i due alleati di Governo. A finire nuovamente sulla graticola è così ancora una volta il ministro dell’economia Giovanni Tria, a cui questa volta non è valso neppure concordare con il Carroccio il testo della missiva diretta al vice presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis.

Il numero uno del Mef, per giustificare la mancata riduzione del debito da parte dell’Italia, ha infatti assicurato che, senza dover aumentare l’Iva, i conti verranno tenuti in ordine, prima dicendo che avrebbe tagliato sul nuovo welfare, dunque Reddito di Cittadinanza e Quota100, e poi, andato su tutte le furie il Movimento 5 Stelle, facendo marcia indietro sul sociale. Tanto da essere bollato come un nuovo Mario Monti.

CAMBIAMENTO RESPONSABILE. Tria, nella lettera diretta all’Ue, ha affermato che il Governo del cambiamento non ha mai allentato sulla politica di bilancio per il 2018 e che l’anno si è chiuso con una significativa riduzione del disavanzo delle amministrazioni pubbliche, attestatosi al 2,1 per cento del Pil mentre era al 2,4% nel 2017.

LE PRIME PROMESSE. Il titolare del Mef ha poi assicurato che il Governo sta avviando una nuova revisione della spesa e ritiene che sarà possibile ridurre “le proiezioni di spesa per le nuove politiche in materia di welfare nel periodo 2020-2022”. Dunque tagliare su Reddito di Cittadinanza e Quota100, le due misure bandiera di pentastellati e leghisti. Tutto con l’incredibile avallo dello stesso partito di Matteo Salvini che ha concordato appunto col ministro il contenuto della risposta da inviare ai commissari. E tutto senza aumentare l’Iva e senza introdurre la Flat Tax in deficit, dopo che su tale aspetto aveva proprio ieri mattina mostrato disponibilità il M5S.

GIALLO E CAMBIO DI ROTTA. Ad assicurare che di tagliare sul welfare non se ne parla proprio è stato però subito il vicepremier Luigi Di Maio. “La lettera preparata dal ministro Tria con la Lega? Il M5S non ne sa nulla – ha dichiarato il leader pentastellato – non ce ne siamo occupati noi, non è stata condivisa con noi. Sicuramente noi non tagliamo le spese sociali, né il reddito né quota 100”. Posizione sostenuta dal Blog delle Stelle. A quel punto dal Mef hanno dichiarato che la bozza della lettera diffusa dalla stampa era un falso e lo stesso premier Giuseppe Conte, fortemente irritato, ha assicurato che lui aveva un altro testo e che doveva ancora approvarlo.

Tutto inutile. A fornire rassicurazioni sulla genuinità del documento ci ha pensato il viceministro all’economia, la pentastellata Laura Castelli: “Nel pomeriggio anche io ho visto una bozza della lettera che girava con quei contenuti e purtroppo quel passaggio sul taglio al welfare c’era ancora”. Infine l’invio della lettera, depurata soltanto dei contestati tagli al welfare. Ma l’ennesimo fronte tra M5S e Lega è aperto e lo stesso premier invoca chiarezza, mentre cresce la preoccupazione del Colle.

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