Whirlpool, la Guidi finisce nella centrifuga. L’azienda di famiglia è fornitrice del gruppo americano. E pure Guerra è in fibrillazione

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di Luca Rubei

Si respira un’aria a dir poco pesante all’interno del ministero dello Sviluppo economico. Il fatto è che la mina Whirlpool-Indesit è letteralmente esplosa in mano al governo, con massimo disappunto del presidente del consiglio, Matteo Renzi. Dal cui entourage, a quanto pare, nelle ultime ore stanno partendo riferimenti a dir poco critici nei confronti del titolare del dicastero dello Sviluppo, Federica Guidi. I 1.300 esuberi annunciati dalla multinazionale americana che controlla Indesit, parte dei quali relativi allo stabilimento di Carinaro in provincia di Caserta, per il premier e i suoi consiglieri più stretti rappresentano un grandissimo danno d’immagine, soprattutto in vista delle elezioni regionali previste a breve proprio in Campania. Tra i più inviperiti, a quanto filtra, c’è Andrea Guerra, gran consigliere del premier ed ex amministratore delegato di Luxottica.

IL DETTAGLIO
Il fatto è che non tutti ricordano che dal 1994 al 2004 Guerra è stato proprio ai vertici dell’allora Merloni Elettrodomestici, poi diventata Indesit. Insomma, pare proprio che anche “Mister 45 milioni” (dal valore delle maxiliquidazione ottenuta da Luxottica) sia in un discreto stato di fibrillazione. Di sicuro nel mirino è finita un po’ tutta la gestione della vicenda da parte della Guidi. Anche perché il ministro non parrebbe aver approcciato la tematica da una posizione, come dire, da manuale. Si dà infatti il caso che l’azienda di famiglia della Guidi, la Ducati Energia, agisca in un settore economico per certi aspetti collegato a quello degli elettrodomestici rappresentato da Whirlpool-Indesit. Per esempio può bastare una rapida rassegna su internet per rendersi conto di come diverse tipologie di condensatori prodotti da Ducati Energia vengano fornite proprio alla galassia facente capo alla multinazionale americana. La classica situazione di interessi più o meno sovrapponibili che non hanno certo messo la Guidi nella miglior situazione per trattare una vicenda che già adesso ha assunto le sembianze di un boomerang che sta piombando in faccia al governo.

GLI SVILUPPI
Ieri il ministro dello Sviluppo economico ha convocato un nuovo tavolo sulla questione per il 27 aprile. Gli incontri delle ultime ore tra azienda e sindacati non sembrano aver fornito indicazioni decisive, ragion per cui la situazione rimane a dir poco traballante. Whirlpool si è detta disposta a valutare nuovi argomenti di discussione, così come ha continuato a manifestare interesse per l’Italia, ma rebus sic stantibus non pare disposta a recedere dall’intenzione di mettere sul piatto il taglio di 1.300 lavoratori. Tra l’altro nel mirino sono compresi anche gli 80 lavoratori del centro ricerche di None, in Piemonte, che il gruppo Usa non considera strategico. Adesso l’esecutivo sta disperatamente cercando di mettere una pezza di zona Cesarini. La realtà è che tutta la questione gli è letteralmente sfuggita di mano.