Zelensky parla alle Camere e i coraggiosi amici di Putin se la svignano. Dal Pillon ad Alternativa e alcuni M5S si danno alla fuga per esprimere il loro dissenso

25 aprile
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Il senatore della Lega Simone Pillon inizialmente aveva abbozzato come scusa quella di avere “altri impegni”. Poi persino lui, abituato a galleggiare sulle posizioni più improbabili, si è reso conto che la scusa era deboluccia e ha provato ad articolare un pensiero. “Sulla videoconferenza del presidente Zelensky ho forti perplessità – ha fatto sapere Pillon all’Ansa – credo che dovremmo collocarci in una posizione adeguata per promuovere la pace. Vendere armi a una delle parti in conflitto non favorisce il dialogo. Potremmo e dovremmo essere tra i pochi privilegiati che dialogano con entrambe le parti, mentre così ci autolimitiamo. Forse la questione meriterebbe maggiore riflessione”.

Questa mattina il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, parlerà al Parlamento italiano in videocollegamento

La deputata del Movimento 5 Stelle Enrica Segneri ha detto che non ci sarà perché non vuole “sentire un’altra volta Zelensky chiedere la no fly zone”. Nicola Grimaldi (sempre del M5S) non ci sarà perché avrebbe preferito dare l’occasione di parlare anche Vladimir Putin, stessa motivazione dietro all’assenza di Matteo Dall’Osso, di Forza Italia. Sempre in Forza Italia Veronica Giannone (che se è una transfuga dal Movimento 5 Stelle) dice che non ci sarà perché contraria a questa “spettacolarizzazione”. Assente Gianluigi Paragone (fondatore del movimento Italexit) perché “né Zelensky, né Putin” così come Emanuele Dessì (Partito Comunista) convinto che “Zelensky non abbia nulla da dirmi perché la sua posizione non è neutrale”.

Tra le file della Lega mancherà probabilmente Vito Comencini che nei giorni scorsi aveva rilasciato un’intervista da San Pietroburgo (luogo natio di sua moglie) in cui ci diceva “qui i ristoranti sono pieni, i negozi pure. Una signora, per sdrammatizzare, mi ha detto: ‘Vuol dire che per un po’ mangeremo patate e cavolfiori’…”. Mancherà anche la senatrice Bianca Laura Granato, già protagonista di una lunga campagna di disinformazione sui vaccini e la pandemia.

Il gruppo Alternativa (formato soprattuto da grillini espulsi dal Movimento) non parteciperà in blocco: “Riteniamo infatti si tratti di una forzatura che non cambia di una virgola lo stato delle cose. Si tratta solo e soltanto un’operazione di marketing che non servirà a far cessare le ostilità e non avrà alcuna utilità per la parte offesa”, fanno sapere in un comunicato stampa. Essere solidali nei confronti di uno stato sovrano che è stato aggredito “con un’azione militare da tutti noi già ampiamente condannata, non significa dover assecondare una propaganda mirata ad alzare il tiro su richieste incessanti di interventi bellici”, spiega il partito.

Oggi Volodymyr Zelensky parlerà al Parlamento italiano in videoconferenza e, c’è da scommetterci, ripeterà il copione già ripetuto agli altri Stati: nel suo ruolo non può fare altro che chiedere aiuto, più aiuto possibile, ben sapendo che la Nato non potrà comunque dare l’inizio alla terza guerra mondiale.

Probabilmente, come ha già fatto, proverà a toccare le corde della storia, magari paragonando l’Ucraina di oggi alla Resistenza italiana, nonostante il suo paragone con la Shoah parlando al parlamento israeliano abbia irritato non poco i politici in ascolto. C’è tutto il diritto di criticare il presidente Zelensky ma non presenziare al suo intervento è un enorme errore: ascoltare una richiesta di aiuto è un atto politico. La pace non si ottiene rimuovendo una guerra. Troppo comodo così.