Addio a Giampaolo Pansa. Il giornalista, storica firma di Repubblica e Corriere, si è spento ieri all’età di 84 anni

dalla Redazione
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“Scrivo da un paese che non esiste piu'”. Fu questo l’attacco scelto da Giampaolo Pansa per raccontare, in una sua memorabile corrispondenza per La Stampa, la tragedia del Vajont. Una delle tante pagine di giornalismo scritte da un fuoriclasse, morto oggi all’età di 84 anni. Piemontese di Casale Monferrato, ha mosso i primi passi nel quotidiano torinese, alternando alla professione di cronista quella dello storico. Dopo l’esperienza a La Stampa (e la breve parentesi a Il Giorno diretto da Italo Pietra e al Messaggero di Perrone), Pansa nel 1977 da inviato del Corriere della Sera si occupò dei principali fatti di cronaca nazionali ed internazionali, come ad esempio lo scandalo Lockheed. Poi l’incontro con Eugenio Scalfari, e l’approdo a la Repubblica, divenendo nel 1978 vicedirettore.

La carriera nel gruppo De Benedetti si consolidò con la condirezione de l’Espresso. Un “matrimonio” lungo e duraturo con il gruppo editoriale romano interrottosi nel 2008. Un “divorzio” che lo portò poi a scrivere per giornali quali Il Riformista, Libero, la Verità. Infine il ritorno al Corriere, dove curava la rubrica “Ritorno in Solferino”. Nella sua lunga carriera, da attento notista politico, ha raccontato vizi e virtù del Belpaese, coniando termini divenuti di uso comune. Fu sua l’espressione “Balena bianca” per definire la Democrazia Cristiana, mentre da osservatore della sinistra non si risparmiò in critiche in alcuni casi sferzanti dapprima verso il Partito Comunista e poi verso il fronte progressista e i suoi esponenti.

Pansa verrà ricordato come uno dei massimi studiosi della Resistenza. Un impegno che non lo rese immune da forti critiche, come nel caso del libro “Il sangue dei vinti”. Su di sé si attirò le accuse di revisionismo, e non furono poche le contestazioni in occasione della presentazione del suo libro in giro per la Penisola. Con Pansa va via un pezzo della storia del giornalismo nostrano, uno stile di raccontare i fatti che ha finito per fare scuola. Uno straordinario osservatore della realtà italiana che ha indagato anche con lo scrupolo dello storico oltre che con la curiosità del cronista. Un giornalista onesto che non ha mai avuto timore di prendere posizione. Anche al costo di scontentare qualcuno.