Altro che Governo in crisi. Conte, Di Maio e Salvini siglano la triplice intesa. Accordo su migranti, disabili e quorum. Così giornaloni, Pd e gufi sono serviti

di Alessandro Righi
Politica

In Italia ne arriverà una decina. Per lo più bambini accompagnati dai genitori sbarcati a Malta dopo 19 giorni a bordo della Sea Watch alla ricerca di un porto sicuro nel Mediterraneo. Se ne farà carico la Chiesa Valdese “senza oneri per lo Stato”. Una soluzione che, alla fine, ha messo d’accordo il premier, Giuseppe Conte, e il suo vice, Matteo Salvini, dopo giorni di tensioni, botta e risposta a distanza e divergenze di opinione. Uno strappo ricucito dal vertice notturno di mercoledì a Palazzo Chigi, cui ha preso parte anche l’altro vicepremier, Luigi Di Maio.

Al termine del quale è arrivato il via libera del ministro dell’Interno all’intesa siglata con l’Unione europea per la redistribuzione dei 49 migranti ripescati dalla nave della ong. Una decisione che prelude al prossimo passo del Governo. Conte, si prepara infatti ad incontrare il commissario Ue all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, per chiedere che altri sette Paesi (tra cui la Germania) tengano fede all’impegno di accogliere i 200 immigrati sbarcati l’estate scorsa sulle coste italiane.

“Il governo è compatto sulla linea rigorosa, porti chiusi, lotta agli scafisti e alle Ong”, assicura del resto Salvini. Spiegando che “ogni nuovo eventuale arrivo dovrà essere a costo zero per i cittadini Italiani”. E, in ogni caso, non ci saranno altri sbarchi “finché l’Europa non rispetterà gli impegni presi (a parole) con l’Italia”. Parole che hanno peraltro innescato la dura reazione di Malta. Respinta al mittente da Salvini: “Dal loro non accetto lezioni”. Insomma, nonostante i venti di crisi sbandierati dai media, la pace (di Governo) è servita. E non solo sul delicato tema dell’immigrazione.

Perché, nel giro di ventiquattr’ore, la maggioranza ha trovato la quadra anche su altre due questioni al centro di discussione e causa di ulteriori divisioni nella maggioranza. A cominciare dalla riforma costituzionale del referendum, su cui, sempre mercoledì, M5S e Lega hanno trovato la quadra convergendo sull’emendamento del dem, Stefano Ceccanti, non previsto nel testo originario ma invocato dalla Lega, che introduce un quorum del 25% per la validità della consultazione (sia propositiva che abrogativa).

E non è tutto. Perché anche sulla questione dei fondi per i disabili, la Lega ha puntato i piedi. Prima con il ministro Lorenzo Fontana: “Nella bozza di decreto su reddito e pensioni di cittadinanza non sono previsti interventi diretti per l’innalzamento delle pensioni di inabilità, né adeguati aiuti alle famiglie con disabili e numerose: senza risposte concrete alle richieste del mondo della disabilità e delle famiglie questa bozza non avrà il nostro supporto”. Poi con l’ultimatum di Salvini: “Il reddito di cittadinanza senza la parte sulle pensioni di invalidità non lo votiamo”.

Fronte chiuso ieri mattina dal leader M5S Di Maio. “L’ho anche accennato a Salvini: 260 mila invalidi italiani che fino ad oggi hanno avuto un trattamento economico, avranno accesso al programma del reddito di cittadinanza, senza ovviamente doversi riqualificare per il lavoro, e se vivono da soli avranno una pensione di 780 euro, mentre se vivono in un nucleo familiare il nucleo avrà 1300 euro, e chi è in famiglia con lui avrà la possibilità di stargli vicino senza dover cercare un lavoro”, ha assicurato Di Maio spiegando che l’intervento sarà coperto con i 400 milioni di tesoretto risparmiati riducendo la platea degli stranieri che avrà diritto al reddito di cittadinanza.