Operazione delle teste di cuoio della Polizia a Milano. Arrestato un “lupo solitario” dell’Isis rintracciato dall’Antiterrorismo sorvegliando WhatsApp. E’ ritenuto molto pericoloso

di Fabrizio Colarieti
Cronaca

Era in contatto da mesi con altri militanti dell’Isis, attraverso WhatsApp, la popolare applicazione di messaggistica istantanea, il 22enne egiziano Issam Elsayed Elsayed Abouelamayem Shalabi, arrestato all’alba di oggi a Milano, nel corso di una delicata operazione condotta dall’Antiterrorismo della Polizia e portata a termine con un blitz delle teste cuoio del Nocs. A carico dell’egiziano, ritenuto radicalizzato e molto pericoloso, pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale dell’Aquila. Il giovane è ritenuto organico allo Stato Islamico ed è accusato di associazione con finalità di terrorismo internazionale e istigazione e apologia del terrorismo.

L’operazione, ha fatto sapere la Polizia, è nata dallo sviluppo di informazioni raccolte dall’intelligence nel dicembre del 2017 sulla presenza di un’utenza italiana all’interno di un gruppo WhatsApp creato da militanti islamisti. Dietro quel numero, è stato accertato, c’era il 22enne Shalabi. Gli investigatori dell’Antiterrorismo lo hanno tenuto sotto controllo a lungo raccogliendo molte prove sulla sua pericolosità. Nel corso di conversazioni con altri indagati, in particolare, il giovane ha ammesso di essere un “lupo solitario”, dichiarandosi pronto e disponibile a “combattere” e a “fare la guerra”, facendo anche intendere di aver ricevuto un addestramento militare e di essere disponibile a sacrificarsi per Daesh. Le intercettazioni telefoniche e telematiche hanno consentito anche di acquisire e analizzare molti file audio e video scaricati dall’egiziano, gran parte dei quali prodotti e diffusi dai circuiti mediatici legati all’Isis, contenenti inni jihadisti e sermoni di Iman radicali propugnatori di odio nei confronti del mondo occidentale e inneggianti al martirio in nome di Allah.

Shalabi visionava abitualmente video di attentati suicidi, altri con scene di sgozzamento e sepoltura in fosse comuni, ma anche tutorial relativi all’utilizzo di mitragliatrici da guerra e kalashinkov e a tecniche di disarmo da attacchi con coltello o pistola. Il giovane aveva anche un ruolo “significativo” nell’ambito del circuito della propaganda dello Stato Islamico gestendo in prima persona, grazie alla significativa conoscenza delle piattaforme social, canali e gruppi chiusi su Telegram utilizzati per diffondere notizie dall’Isis tramite le note agenzia “Amaq” “Nasher news”. La Polizia, sorvegliando l’egiziano, è riuscita a visionare anche una sorta di mattinale dell’Isis nel quale erano indicati gli obiettivi e i risultati conseguiti da Daesh nella settimana precedente in termini di morti, feriti, auto e caserme distrutte, cristiani uccisi e prigionieri catturati.

Nell’inchiesta risultano coinvolti anche altri due cittadini egiziani, un 21enne e un 23enne, quest´ultimo attualmente irreperibile, legati alla figura carismatica di Shalabi da stretta amicizia e anch’essi interessati in attività apologetica e di propaganda dello Stato islamico. Nei loro confronti è stato già adottato il provvedimento di espulsione del Ministro dell’Interno. Dalle indagini è emerso, quindi, che i tre egiziani erano fortemente radicalizzati, con dichiarati sentimenti di odio nei confronti dell’occidente.

Shalabi, ha ricostruito la Polizia, per un periodo ha abitato e lavorato per un’azienda che aveva in appalto le pulizie del Mc Donald’s di Colonnella, in provincia di Teramo. Il 20 giugno si è trasferito a Cuneo, mantenendo le stesse mansioni lavorative, e dal primo agosto a Milano, dove aveva trovato lavoro, in nero, in un’azienda di bitumazioni stradali, cambiando per ben 4 volte il suo domicilio.

Le indagini, dirette dalla Procura distrettuale del capoluogo abruzzese in raccordo con la Direzione nazionale Antimafia e Antiterrorismo, sono state condotte dalle Digos di L’Aquila Teramo, Piacenza e Milano insieme alla Polizia delle Comunicazioni di Abruzzo e Emilia Romagna. L’intera attività di indagine è stata coordinata Servizio per il contrasto al terrorismo esterno della Direzione centrale della Polizia di prevenzione.

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