Aumenta il conto di Fuksas. Altri 54 milioni per la Nuvola dell’Eur. I periti ammettono gli errori nel progetto, ma per l’archistar non c’è problema: a pagare sarà la società pubblica Eur Spa

dalla Redazione
Economia

È stata sempre una Nuvola piena di guai. Costi e tempi di realizzazione lievitati enormemente, poi persino la scoperta che l’opera non è stata realizzata dov’era previsto, ma due metri di lato, costringendo adesso a restringere una delle strade che qualificano la caratteristica geometria urbanistica del quartiere romano dell’Eur. L’ultima novità sta adesso nel conto da pagare, che si annuncia ancora più salato del previsto. Per il “capolavoro” di Massimiliano Fuksas il proprietario dell’immobile dovrà sborsare al costruttore Condotte altri 54 milioni di euro. Questo perlomeno sostengono i periti del colosso delle costruzioni, assestando una mazzata sui conti della società Eur Spa, novanta per cento dal Tesoro e dieci per cento del Comune di Roma. Il motivo di questi extra costi starebbe – secondo i professionisti che hanno appena depositato la loro relazione in tribunale – in alcuni errori palesi del progetto.

SOMMA EXTRA

Il costo totale per l’intera opera salirebbe così ad oltre 406 milioni. Tutto sommato meno peggio del previsto, visto che Condotte chiedeva a Eur Spa una somma molto più alta, intorno ai 202 milioni di euro. I periti si erano espressi in via provvisoria a fine maggio riconoscendo le ragioni di Condotte su poco più di un quarto della somma (54 milioni appunto). I consulenti delle controparti hanno poi presentato le loro valutazioni su questa stima e adesso è stata messa la parola fine al braccio di ferro dei periti, fatta salva l’autonoma valutazione della corte che si trasformerà a breve in sentenza. Con la somma da pagare restano però le motivazioni dell’esborso, che di fatto riconoscono gli errori dell’archistar. Difetti che hanno causato la consegna dell’immobile con tre anni di ritardo. La difesa ha provato a scaricare la colpa sulla lunghezza delle procedure autorizzative, ma i consulenti hanno rivelato ben altre motivazioni tecniche:  il nuovo centro congressi è nato vecchio, ossia non adeguato agli standard internazionali per manufatti di questo tipo.

L’ODISSEA

Quindi sono state necessarie diverse modifiche, anche strutturali, passando da “una divisione a compartimenti a una a moduli” (con conseguenti ricadute su impianti tecnologici di sicurezza, isolanti acustici e termici etc.) che hanno inevitabilmente impegnato per le valutazioni del caso le giunte di Alemanno e Marino. “L’imputabilità della responsabilità dell’anomalo andamento e anomalo prolungamento dei lavori – scrivono i tecnici – è attribuita alla stazione appaltante Eur spa. Quanto invece alla variabile tempo di anomalo prolungamento della durata di esecuzione dei lavori la stazione appaltante va invece ritenuta responsabile per due terzi di questi ritardi”. E così il progetto, costellato di polemiche, costi orbitanti e interventi dell’autorità di vigilanza porta ad oggi il suo costo per la collettività a 406 milioni. E ancora non è finita.