Pirozzi come Bertolaso. Ecco un’altra carriera terremotata dalle inchieste. Parla l’ex capo della Protezione civile: “Sto con Sergio”

di Giorgio Velardi
L'intervista

“Non sono uno che crede ai complotti ma, certo, ci sono fatti che potremmo definire bizzarri. Nell’ultimo caso viene indagato il sindaco, nel mio invece le autorità locali non ebbero nessuna conseguenza mentre fu messo sotto inchiesta il sottoscritto, come capo nazionale della Protezione civile…”. Guido Bertolaso commenta così la vicenda che riguarda il sindaco di Amatrice e candidato alla presidenza della Regione Lazio, Sergio Pirozzi, raggiunto ieri da un avviso di conclusione delle indagini in merito al crollo di una delle tre palazzine di Largo Sagnotti, avvenuto durante il terremoto del 24 agosto 2016. “Sergio – dice – si dovrà armare di tantissima pazienza” ma “non credo, conoscendolo, che farà un passo indietro”. Al di là di quest’ultima circostanza, il ragionamento dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, assolto giovedì con formula piena nell’ambito del processo sugli appalti del G8, è molto più ampio.

Bertolaso, Pirozzi è indagato per omicidio colposo, la stessa accusa che venne mossa nei suoi confronti nel processo “Grandi rischi bis”.
Sì. Mi viene da pensare e dire che gli obiettivi cambiano a seconda dei personaggi che vengono considerati scomodi. È sempre molto singolare quando certi provvedimenti vengono adottati in periodi come questo…

Insomma, il più classico dei casi di giustizia a orologeria. È così?
Sì. Il sisma di Amatrice è di un anno e mezzo fa, il provvedimento poteva essere reso pubblico o prima di Natale o prima di Pasqua, non a tre settimane dal voto. Altrimenti si rischia di penalizzare qualcuno favorendo i suoi avversari. Successe la stessa cosa lo scorso anno a Trapani con un candidato, Mimmo Fazio, arrestato una settimana prima del voto e un altro, Antonio D’Ali, che si prese la sua bella dose di fango. Situazioni che considero assurde. A meno che uno non sia da arrestare per omicidio volontario o per fatti altrettanti gravi, credo che chi indaga dovrebbe usare maggiore cautela.

Insomma, si cerca sempre il capro espiatorio o, per dirla con le sue parole, chi tenta di fare il proprio mestiere solo per il bene del Paese finisce stritolato?
A me è successo, e oltretutto si è andati a colpire un’eccellenza, qual è per l’appunto la Protezione civile, cercando di demolire quel sistema. Io sono stato in silenzio per otto anni, otto anni d’infamia. Come diceva Andreotti: a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina. Coi sindaci accade la stessa cosa: sono in prima linea, quelli che pagano per primi, maggiormente esposti al fuoco delle varie magistrature. Vengono lasciati soli nelle loro battaglie, proprio per questo a volte non si trovano nemmeno candidati che vogliano mettersi in gioco proprio per paura di finire sotto indagine.

Qual è la prima cosa che ha pensato dopo l’assoluzione?
Che questo Paese ha ancora una speranza, e che la giustizia, nonostante le proprie lentezze e storture, funziona.

Che farà adesso?
Il mio percorso politico-istituzionale si è concluso, tornerò in Africa a fare il medico.

  • honhil

    In campagna elettorale, si sa, il centrodestra è sempre sotto tiro. Spiace però non leggere della nazi-tempesta in atto che agita i «Licei classici». Al riguardo, Gentiloni, e le tre cariche dello stato che occupano i pioli della scala istituzionale sopra di lui, che ad ogni alito di vento distribuiscono ad altri le patenti di razzista a tutto tondo, adesso non possono più voltare la testa dall’altra parte. Quindi, ne prendano atto, anche per poterla sradicare: la malapianta dai frutti neri è stata anche innaffiata dai cosiddetti compagni che sbagliano. Ma anche dai cosiddetti “radical chic”. A qualcuno di queste paludate cariche dello stato, dicono niente i vari Capalbio? Di che meravigliarsi, allora, se da quei Licei classici in cui si formano i rampolli di quella sinistra élite, hitlerianamente arrivano gli inviti a bannare ” gli stranieri, i disabili o gli studenti svantaggiati così da potere garantire un corso di studi libero da ritardi e impacci”. Il percorso giusto, insomma, per la nascente classe dirigente. In barba alla Carta costituzionale