Boss in manette senza fanfara. Finito lo show di Salvini sui blitz. Preso il vice di El Chapo, ma si sa dopo un mese. Il Viminale cambia musica: più fatti e zero propaganda

di Davide Manlio Ruffolo
Politica Senza categoria

Sembra proprio che la musica al Viminale sia cambiata. Se prima a dirigere l’orchestra c’era il re Mida dei social, Matteo Salvini, ora a suonare lo spartito c’è la ben più sobria Luciana Lamorgese. Dimentichiamoci velocemente i bacioni, i selfie e le dirette su Facebook perché il nuovo corso sembra improntato al “fare” piuttosto che al “dire”. Del resto che le differenze tra i due sarebbero state diverse, c’erano ben pochi dubbi. Ma forse nessuno immaginava quanto il cambio di passo sarebbe stato evidente e marcato. A farcelo capire, in modo a dir poco inequivocabile, è quanto accaduto il 20 agosto scorso.

Un giorno di un’estate rovente in cui la politica si stava a malapena riprendendo dalla crisi del governo, ironia della sorte voluta proprio dal Capitano, e che, senza che nessuno ne sapesse nulla, ha segnato uno spartiacque indelebile nella storia recente del Viminale. Infatti all’aeroporto di Fiumicino veniva fermato, identificato e arrestato, Ramon Cristobal Santoyo. Forse agli italiani questo nome dirà poco e nulla ma si tratta del braccio destro di El Chapo, quest’ultimo ritenuto il capo del cartello di Sinaloa che, non più tardi di tre anni fa, è stato arrestato in una gigantesca operazione di polizia da parte degli Stati Uniti d’America.

Insomma si parla di un arresto eclatante che, se fosse stato comunicato ai media, avrebbe fatto il giro del mondo in meno di 30 secondi. Qualcosa su cui molti avrebbero costruito una fortuna, rigorosamente mediatica tra post su Twitter, dirette su Facebook e dichiarazioni a mezzo stampa, e magari anche politica. E invece niente. Il ministro Lamorgese non ha spiccicato una parola, ha semplicemente fatto il suo dovere e, come niente fosse, ha continuato a farlo anche nei giorni seguenti. Nessuna comparsata in tv e tantomeno post sui social che, tanto per segnare un ulteriore differenza, la neoeletta ministra potentina non possiede nemmeno. Per poco più di un mese di questo arresto non ne sapeva niente nessuno a parte il titolare del Viminale e le forze dell’ordine nostrane e americane.

VERA RIVOLUZIONE. Eppure nell’era dei social questo atteggiamento sembra anacronistico al punto da sorprenderci. Tanto più se si passa da un estremo, quello inaugurato da Lamorgese, all’altro, ossia a quanto ci aveva abituato il segretario della Lega negli scorsi 14 mesi. Un periodo in cui il leader del Carroccio non perdeva occasione per sbandierare ai quattro venti i successi ottenuti dal Viminale, talvolta anche creando non pochi grattacapi. Un caso su tutti, quando l’ex ministro dell’Interno aveva scritto su Twitter dell’arresto a Torino di 15 mafiosi nigeriani.

Peccato che lo fece quando l’operazione era ancora in corso scatenando l’ira del pm Armando Spataro che, con un durissimo comunicato stampa, affermò che la diffusione della notizia: “Contraddice prassi e direttive vigenti secondo cui gli organi di polizia giudiziaria che vi operano concordano contenuti, modalità e tempi della diffusione delle notizie di interesse pubblico, allo scopo di fornire informazioni ispirate a criteri di sobrietà e di rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato. Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell’Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso”. Un augurio che se non fu recepito dal leghista, lo è stato sicuramente dalla nuova titolare del Viminale.

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