Bruxelles prova a cambiare verso. La flessibilità non è più un tabù. Von der Leyen presenta i commissari e traccia la rotta. Dublino da riscrivere: sui migranti serve più solidarietà

di Giorgio Iusti
Politica
Ursula von der Leyen

Flessibile, moderna e agile. Queste le caratteristiche che per Ursula von der Leyen deve avere la nuova Commissione europea. Parole pronunciate ieri dalla presidente dell’Esecutivo europeo, presentando alla stampa i neo commissari, e che mostrano subito il cambio di passo a Bruxelles, dove ormai sembra essere arrivato chiaro il messaggio che l’unico modo per preservare e rafforzare l’Unione è quello di rispondere alle istanze dei cittadini, per troppo tempo vittime del rigore e dell’egoismo di alcuni Paesi a discapito di altri. La presidente del resto ha ottenuto anche il voto determinante del Movimento 5 Stelle, che da sempre si batte per un’Europa più giusta, e dei segnali precisi di discontinuità li ha lanciati nella stessa composizione della squadra, puntando sulla parità di genere.

Sul delicato tasto dell’immigrazione, con gli sbarchi rimasti per troppi anni tutti sulle spalle degli stati costieri, a partire dall’Italia, la presidente ha annunciato che intende investire per frenare le partenze e contrastare gli scafisti, accompagnando all’accoglienza regole ben precise. Ha quindi fornito rassicurazioni sul superamento dei Trattati di Dublino: “Dobbiamo riformare Dublino senza alcun dubbio. La solidarietà non può dipendere da una posizione geografica”. Green economy infine al centro anche delle future politiche europee. Il sogno di von der Leyen è infatti quello di rendere l’Unione leader mondiale dello sviluppo sostenibile.

LA SQUADRA. Sono sette i vice presidenti scelti per la Commissione europea. Confermato, con la delicata delega al clima, l’olandese Frans Timmermans, storico leader socialista. Un’altra conferma è poi arrivata per la danese Margrethe Vestager, con la delega alla concorrenza e al digitale. Come vice sono poi stati scelti il popolare lettone Valdis Dombrovskis per l’economia, la liberale ceca Vera Jourova per valori e trasparenza, la popolare greca Margaritis Schinas, per la sicurezza con la difficile delega all’immigrazione, la popolare croata Dubravka Suica, per le democrazie e demografia, e il socialista slovacco Maros Sefcovic, per le relazioni interistituzionali.

Per quanto riguarda poi i commissari, oltre a Paolo Gentiloniche gestirà il cruciale portafoglio agli affari economici, ad affiancare von der Leyen sono Sylvie Goulard, al mercato interno, industria e difesa, Nicolas Schmit, al lavoro, Rovana Plumb, ai trasporti, Helena Dalli, per la parità di genere, Phil Hogan, al commercio, Janusz Wojciechowski, all’agricoltura, Didier Reynders, alla giustizia, Virginijus Sinkevicius, all’ambiente, Kadri Simson, all’energia, Stella Kyriakides, alla salute, László Trócsányi, all’allargamento, Johannes Hahn, al budget e amministrazione, Ylva Johansson, agli affari interni, Mariya Gabriel, all’innovazione, Elisa Ferreira, alle riforme, Jutta Urpilainen, ai partneriati internazionali, Janez Lenarcic, alla gestione delle crisi, e Josep Borrell come alto rappresentante per gli affari esteri, al posto dunque di Federica Mogherini.

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