Che tempismo per il tesoriere di Renzi. L’avvocato Alberto Bianchi schiva il danno erariale per soli sei giorni. E lo Stato perde 4,7 milioni di euro

7bianchiSei giorni. Appena 144 ore. Un lasso di tempo breve, ma sufficiente a far incassare a due legali 5 milioni di euro e a farne perdere 4,7 allo Stato. E’ quello trascorso tra l’ok a una maxi parcella e una legge che poneva un tetto alle spese per avvocati e consulenze tecniche della Efim spa, finanziaria del sistema delle partecipazioni statali. Lo stesso spazio temporale che ha ora salvato l’avvocato Alberto Bianchi, noto soprattutto per essere il presidente della renziana fondazione Open, dal risarcimento. Con una sentenza d’appello della Corte dei Conti viene messa infatti la parola fine all’ennesima storia di denaro pubblico bruciato dall’Ente partecipazioni e finanziamenti industrie manifatturiere, società messa in liquidazione dopo aver accumulato debiti per 18mila miliardi di lire ed essersi guadagnata la fama di “ente spazzatura”.

IL CONTESTO
La Efim, espressione dei centristi, fu protagonista di una serie di salvataggi aziendali rivelatisi fallimentari e venne messa in liquidazione nel 1992. I beni della spa vennero incamerati dalla Ligestra srl, una finanziaria controllata totalmente da Fintecna, che è a sua volta integralmente sotto il controllo della Cassa Depositi e Prestiti. L’incarico di commissario liquidatore venne affidato all’avvocato Alberto Bianchi, pistoiese di origine e impegnato professionalmente a Firenze, dove è diventato uno degli uomini più vicini a Matteo Renzi, sia come avvocato civilista del presidente del Consiglio che soprattutto come presidente della fondazione Open, la cassaforte renziana, impegnata nella gestione delle donazioni e nell’organizzazione di eventi per il rottamatore. Il legale nella fondazione lavora gomito a gomito con Marco Carrai, Luca Lotti e il ministro Maria Elena Boschi, in pratica il “cerchio magico” del premier. Sempre Bianchi, nel maggio scorso, è stato poi inserito dal Governo nel CdA dell’Enel, dal 2007 è commissario ad acta per le società in liquidazione coatta amministrativa gestite sempre da Ligestra, è presidente del CdA delle Edizioni di storia e letteratura e, tra i vari incarichi, lavora anche con Confindustria Firenze e con la Regione Toscana. Nel dicembre 2006, all’Ente partecipazioni e finanziamenti industrie manifatturiere venne recapitata una parcella da 9,5 milioni di euro da parte degli avvocati Alessandro Munari e Francesco Gatti, relativa a un contenzioso che la spa aveva aperto contro gli amministratori e sindaci della controllata Augusta Sistemi srl e contro la società di revisione Coopers e Lybrand spa. Il 21 dicembre Bianchi incontrò i due legali e si accordò per una parcella più bassa, pari a 5,3 milioni di euro. E il giorno successivo, con una lettera, confermò l’ok su quella somma.

GLI SVILUPPI
Il 27 dicembre però, dunque sei giorni dopo l’incontro per l’accordo sulla maxi parcella, venne emanata la legge 296/06, con cui veniva previsto che “spese legali e di consulenza tecnica relativi a processi o eventuali transazioni” inerenti l’Efim “non possono superare, per ciascuna vertenza, comprensiva di tutti i gradi di giudizio, l’ammontare di 300mila euro. Il caso venne segnalato dall’avvocato Riccardo Taddei, consigliere delegato di Ligestra srl, alla Procura di Roma. E la Corte dei Conti, nel 2013, condannò Bianchi a risarcire i 4,7 milioni persi, considerando che il contenuto della legge del 27 dicembre 2006 era stato “ampiamente anticipato dalla stampa specializzata”. Il liquidatore ha fatto appello e i giudici contabili, nel processo di secondo grado, ora lo hanno assolto, risarcendolo anche delle spese legali. Per la Corte dei Conti d’appello “a nulla rileva il fatto che il contenuto dell’adottanda normativa fosse noto” e “per fondare una condanna per colpa grave, sarebbe stato necessario qualche elemento ulteriore e di maggiore spessore, che non la mera, presumibile conoscenza di una ipotesi normativa che per mille ragioni avrebbe potuto non vedere mai la luce”. Bianchi dunque definitivamente salvo e 4,7 milioni di euro definitivamente persi.

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