Ci sono le prime stime. La Flat tax vale oro. La strada stretta per trovare le risorse che servono al cambiamento

di Sergio Patti
Economia

L’accordo politico è ancora da raggiungere, il ministro Tria deve finire i conti e sono molte le incognite su come attuare la Flat tax per i lavoratori autonomi, ma la Confederazione nazionale dell’Artigianato e della piccole e media impresa (Cna) ha giocato d’anticipo ede è andata a verificare l’impatto di una tale riforma sulle imprese di riferimento, scoprendo che il calo tasse oscillerà da mille a 15mila euro l’anno. Come stimolo stiamo dunque un bel po’ avanti rispetto agli 80 euro di Renzi, per non parlare delle altre misure recessive imposte da anni ai contribuenti in nome del rigore sui conti pubblici (che poi quanto si chiedeva di più in nuovi sacrifici da una parte si gettava via per niente da un’altra, a partire dai maggiori costi finanziari a servizo del debito pubblico, con quella truffa autorizzata che sono gli indici dello spread). Dalla proiezione della Cna emerge l’ipotesi di appiattimento delle aliquote fiscali come si sta profilando nella manovra, conviene di più ai professionisti, ma ne trarrebbero benefici anche tanti altri. L’ampliamento del regime forfettario potrebbe portare a un risparmio sulle tasse fino a 15mila euro per autonomi e partite Iva. Questo perlomeno nel caso di una Flat tax al 15% estesa alle attività con 65mila euro di ricavi (al 20% fino a 100mila euro). La nuova flat tax in arrivo con la manovra porterebbe più vantaggi ai professionisti (tra i 2.241 e i 12.638 euro) e agli edili (tra i 2.051 e i 14.925 euro) anche se questa ultima categoria ha meno chance di rientrare visti gli alti costi fissi. Il calcolo del Centro studi del dipartimento politiche fiscali dell’associazione degli artigiani guidata da Daniele Vaccarino ha considerato i vantaggi e gli svantaggi di rimanere in regime ordinario o di passare, come già hanno fatto circa 935mila soggetti, al regime forfettario.

Cosa cambia – Il regime attuale, in vigore dal 2016, prevede diversi limiti di ricavi (con una soglia compresa tra 25mila e 50mila euro, distinta per attività economica sulla base dei codici Ateco). Si è ipotizzato che i limiti in vigore siano unificati ed elevati a 100mila euro, mantenendo la tassazione flat del 15% entro il limite di 65mila euro e prevedendo oltre tale limite l’applicazione di una imposta sostitutiva del 20%. Per farla breve: a ottenere più vantaggi nel passaggio al regime forfettario (che sostituisce Irpef, Irap e molti adempimenti fiscali a partire da studi di settore e spesometro) sono le categorie con alte percentuali di redditività sui ricavi. Nel caso degli edili, ad esempio la redditività è all’86% mentre per i professionisti è al 78%. Il risparmio sulle tasse cresce al crescere del reddito ma anche al crescere della redditività perchè aumenta il reddito sui cui applicare una tassazione agevolata. Ma a incidere sulla platea potenziale degli interessati saranno anche i paletti dei costi fissi da rispettare: nel regime attuale, per esempio, a un professionista basta avere una segretaria, anche part time, per essere escluso dal regime agevolato. Tra le categorie che trarrebbero maggior vantaggio ci sarebbero anche rappresentanti e ambulanti (rispettivamente tra i 856 e 9.356 euro di minori tasse e tra 898 e 7.538 euro) che hanno percentuali di redditività sopra il 50%, mentre avrebbero benefici più limitati le categorie già oggi interessate che hanno una redditività del 40%. Così commercianti all’ingrosso e negozianti arriverebbero al massimo a 2.085 euro di risparmio.