Dal cancro del rene al melanoma: ecco tutte le cure. Dall’ultimo congresso Asco le novità sulle terapie. Si punta sulla medicina di precisione senza chemio

di Nicola Caprera
Salute

Sono i big killer, i mali del secolo, quelli che fanno paura solo a sentirli. I tumori sono la vera sfida da vincere per scienziati e medici. Ecco perché al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), appena concluso a Chicago, 40mila specialisti hanno tirato fuori tutte le innovazioni con tanto di risultati e sperimentazioni per sconfiggere le neoplasie. Oggi la terapia contro il cancro si gioca sulla medicina di precisione, cioè la possibilità di offrire il farmaco giusto, al paziente giusto, nel momento giusto.

Oggi i farmaci a disposizione sono tantissimi (fra molecole a bersaglio molecolare e i nuovi immunoterapici) e le combinazioni potenzialmente infinite. Proviamo a riassumere. Nel tumore al rene metastatico è possibile evitare la nefrectomia, cioè l’asportazione dell’organo, grazie alla somministrazione di un farmaco a bersaglio molecolare, il sunitinib (agisce su particolari proteine della cellula tumorale). Il suggerimento arriva da uno studio francese. La metà dei pazienti trattati con questo medicinale sopravvivono dopo 18 mesi rispetto a chi invece è stato nefrectomizzato. Novità importanti anche sul melanoma. Il 50 per cento delle persone con il tumore avanzato è ancora vivo dopo dieci anni: merito della target therapy, la terapia a bersaglio molecolare, e dell’immunoterapia. L’Italia ha guidato le sperimentazioni, in particolare nel campo dell’immunoterapia, che hanno portato all’approvazione, nel 2011, del primo farmaco-immunoncologico.

Poi le terapie si sono perfezionate con l’arrivo di nuovi farmaci (nivolumab, pembrolizumab) e grazie anche alle associazioni di più molecole. Una delle più importanti notizie emerse dall’Asco è quella che riguarda la possibilità, per donne con tumore al seno, di evitare la chemio grazie a un test genetico che è l’ultima frontiera della medicina di precisione. Nelle donne con tumore al seno, positivo per i cosiddetti recettori Her2, è possibile dimezzare la dose della terapia a base di trastuzumab, quindi meno effetti collaterali e tossicità. Per i linfomi, invece, finora il trattamento è stata la chemioterapia, ma nuovi studi stanno dimostrando che se ne può fare a meno. L’associazione lenalinomide più il rituximab risulta efficace quanto quella di rituximab più la chemioterapia. Quindi con un nuovo trattamento chemio-free. Se poi parliamo di tumore al polmone avanzato, quello cosiddetto non a piccole cellule, con metastasi, allora in questi pazienti i farmaci immunoterapici, come il pembrolizumab, somministrati in prima linea, cioè subito dopo la diagnosi, migliorano la sopravvivenza, meglio della chemioterapia. Da non dimenticare, però, la target therapy con un farmaco, come l’alectinib, indicato in presenza di una particolare alterazione genetica del tumore. Sono tante le terapie nuove e sempre meno aggressive, oltre che naturalmente alla chemio.

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