Decenni di politiche errate per il Mezzogiorno. Ma si può fare pure peggio. Parla Navarra, ex rettore di Messina e oggi deputato Pd

di Gaetano Pedullà
L'intervista

Reddito di cittadinanza e Flat tax? “Due provvedimenti dannosi per il Mezzogiorno”. Pietro Navarra, ex rettore dell’Università di Messina oggi deputato del Pd non esita a bocciare le due misure simbolo dei programmi di Lega e Cinque Stelle. Soprattutto per il Sud e alla luce anche dei dati tutt’altro che tranquillizzanti appena pubblicati dall’Istat.

Il Sud si allontana dal resto del Paese. A sentire l’Istituto nazionale di statistica invece di unirla col ponte, tra poco la Sicilia non la vediamo più nemmeno col binocolo. Cosa abbiamo sbagliato?
“La Seconda Repubblica ha in larga parte dimenticato il Sud. Il divario con il Nord è tornato ai livelli degli Anni ’40-’50. Inoltre, l’ultima grande crisi economica globale ha colpito le regioni meridionali con maggior vigore rispetto al resto del Paese. In questo scenario assistiamo a scelte di politica fiscale incomprensibili. Dal lato della spesa, la spesa pubblica ordinaria in conto capitale in rapporto alla popolazione destinata al Sud è parecchio inferiore rispetto a quella indirizzata al Centro-Nord. Dal lato delle entrate, l’aumento della pressione fiscale ha interessato principalmente il fisco locale (regionale e comunale). Ciò ha colpito di più il Mezzogiorno dove, essendoci una base imponibile più bassa, per compensare la mancanza di trasferimenti dello Stato, sono state aumentare maggiormente le aliquote”.

Il Mezzogiorno è andato male a fronte di una crescita media dell’1,5% nel Paese. Quest’anno che le previsioni sono in discesa, che ci dobbiamo aspettare?
“Il futuro del Mezzogiorno dipenderà dalle scelte del prossimo Governo i cui temi più rilevanti di politica economica sono il reddito di cittadinanza e la flat tax. Ritengo, purtroppo, entrambi dannosi per il meridione. Condivido l’opinione del Premio Nobel Muhammad Yunus secondo cui il reddito di cittadinanza è una forma di assistenzialismo che nega la vitalità e il potere creativo di ogni individuo. La flat tax, invece, è il contrario di ciò che serve per rendere l’Italia più unita e forte economicamente. Garantendo un risparmio rilevante ai ceti più abbienti localizzati maggiormente nel Nord, aggraverebbe la considerevole diseguaglianza esistente in Italia”.

Dal 2008 il Meridione ha perso 300mila posti di lavoro. Dobbiamo rimpiangere gli anni della Cassa per il Mezzogiorno?
“In Italia il mercato del lavoro è caratterizzato da due aree distinte e separate. Il Sud ha un tasso di disoccupazione tre volte maggiore di quello del Nord: il 19,4% a fronte del 6,9. Se il Nord ha imboccato la strada del dopo crisi, il Sud non è ancora riuscito a tirarsene fuori. Non so se dobbiamo rimpiangere gli anni della Cassa del Mezzogiorno, ma è necessario formulare una strategia chiara su come sfruttare le tantissime potenzialità e vocazioni delle regioni meridionali per stimolare la crescita delle imprese”.

Eppure la questione meridionale è sparita dall’agenda…
“Il modo in cui è stata declinata è frutto di un approccio culturale alimentato da argomentazioni fallaci. Rendersi conto di quanto è accaduto in questi anni in Italia, purtroppo, non fa parte del dibattito politico”.

Figlia del disastro economico è la fuga di cervelli soprattutto al Sud. Possibile che non si riesca a valorizzare le nostre professionalità migliori?
“Abbiamo assistito a un depauperamento sistematico delle risorse destinate alla scuola e all’università che ha provocato danni inestimabili per lo sviluppo del meridione. Per valorizzare le nostre professionalità migliori è necessario introdurre un concetto di merito che valorizzi le capacità dei singoli e dei territori, a parità di condizioni di partenza”.

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